NUOVO ORARIO DELLE FERROVIE DELLO STATO

Da domani entra in vigore il nuovo orario delle ferrovie dello Stato, ma per la Calabria, nonostante i proclami dei vertici di Rfi (Reti ferroviarie italiane), non cambia nulla. Anzi, la mobilità interna è sempre più ingessata: figuriamoci in che condizioni si presentano le tratte a lunga percorrenza. L’alta velocità si ferma, arrancando, a Napoli, e dalle falde del Vesuvio fino alla punta dello stivale siamo rimasti ai primi anni del secolo scorso, fanalino di coda anche rispetto alle ferrovie rumene, bulgare o polacche che di passi da gigante, in soli 10 anni, ne hanno fatti, raddoppiando e rimodernando una rete che nell’Europa “emergente” è di prim’ordine, nella convinzione che muovere persone e merci è condizione irrinunciabile per incamminarsi sulla via dello sviluppo. E mentre nell’altra (Alta) Italia si inaugura la linea superveloce Milano – Torino (un primo, importante passo per la vagheggiata costituzione della “grande città” padana: MiTo) da noi restiamo al palo. Ma, per consolarci, se da noi si piange al Nord non si ride. Se si eccettua la Milano – Roma e la citata MiTo, i tempo di percorrenza sono rimasti invariati rispetti al passato, quando non sono addirittura regrediti, come ai tempi del calesse. Un esempio? Siamo andati a spulciare il notissimo “Orario Generale” edito dalla Pozzi di Moncalieri, la “bibbia” dei viaggiatori del ‘900, un reperto archeologico indispensabile nell’epoca in cui internet era un parola senza senso. Ecco cosa abbiamo appreso dal corposo volume che riporta gli orari degli italici convogli dal 25 settembre 1988 al 27 maggio 1989. Dunque, 20 anni fa da Milano a Genova si impiegava un’ora e 30 minuti, adesso un’ora e 37; Lecce – Torino si copriva in 14 ore e 18 minuti, ora, a bordo dell’Eurostar, ci dobbiamo armare di santa pazienza: 15 ore e 15 minuti; sempre dal capoluogo salentino, per raggiungere Milano occorrevano 10 ore e 43 minuti, nel terzo millennio le ore sono 11 esatte; da Reggio Calabria per Milano ci aspettavano 16 ore e 10 minuti di viaggio contro le 16 ore e 30 attuali; una riduzione di 2 ore (ed è l’unica nota positiva) è nel percorso Crotone – Milano, via Adriatico. Ma rimaniamo in Calabria e cominciamo con la linea tirrenica, tenendo come riferimento la stazione di Paola. Dalla città di San Francesco a Napoli s’impiegavano 2 ore e 52 minuti vent’anni fa, come oggi; ma per raggiungere la capitale il tempo di percorrenza è decisamente da lumaca: nel 1988 bastavano 4 ore e 35 minuti, ora solo la “Freccia d’argento”, potendosela permettere, abbatte quel muro (3 ore e 29 minuti) perché mediamente sono necessarie 5 ore. Sulla costa jonica (binario unico non elettrificato) i treni sono solo un ricordo: da Catanzaro a Bari prima occorrevano 5 ore e 5 minuti, adesso 6 ore e 22 minuti, e quando ti va male di ore ce ne vogliono più di nove; da Crotone a Sibari (112 chilometri) è necessario un viaggio di un’ora e 59 minuti, negli anni ’80 era sufficiente un’ora e 24 minuti; da Catanzaro a Reggio Calabria si è passati da 2 ore e 12 minuti alle attuali 2 e 25 che possono arrivare, quando le coincidenze non “coincidono” a 4 ore e 13 minuti. Insomma, muoversi all’interno della regione usando le ferrovie è impresa titanica, e chi ha la sfortuna di vivere sullo Jonio è prigioniero in casa, giacché è purtroppo noto che nemmeno la rete stradale (leggasi statale 106) può garantire il diritto universale alla mobilità.

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