Non me lo sarei aspettato: voleva parlarmi

Mi sentii osservato sin troppo. Ma ecco che quando stava per iniziare ... ...

WALSALL, ENGLAND - SEPTEMBER 08: A pensioner holds his walking stick on September 8, 2014 in Walsall, England. Britain is facing multiple problems stemming from an increase in the elderly proportion of its population, including increasing health care costs, strains on its social security system, a shortage of senior care workers and challenges to the employment market. (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

Ero un sabato pomeriggio di metà giugno che volgeva alla bella stagione. Un giorno particolare di caldo afoso. L’aria era irrespirabile. Ancora di più nelle prime ore del pomeriggio. La città era ammutolita. Tanti avevano approfittato del buon tempo per un primo fine settimana al mare. L’inverno era stato insolitamente freddo e piovoso. Si aveva tanta voglia di uscire dalle quattro mura per assaporare un po’ di aria pulita. E poi l’improvvisa pandemia aveva obbligato tutti a restare rigorosamente a casa per ben due lunghi mesi.

Già mi era capitato diverse volte in passato e così decisi di citofonare convinto che Paolo fosse a casa. Lo facevo molto spesso, quando per l’intera settimana non eravamo riusciti a sentirci o vederci. Mi mancava qualcosa e, quindi, quello era un modo naturale per recuperare il vuoto di comunicazione che c’era stato tra noi durante la settimana. Non resistevo più di quattro o cinque giorni al silenzio. Era un’abitudine della quale non riuscivo a fare a meno. 

Il portone era sbarrato. Infatti, era sabato e il servizio di portierato non era previsto, un po’ come in tutti i condomini. Probabilmente don Antonio, l’anziano portinaio, che mi ci conosceva sin da piccolo, laddove ci fosse stato mi avrebbe di sicuro informato dell’assenza di Paolo e evitato quella strana scoperta. 

Don Antonio era una tappa obbligata ogni volta che passavo da Paolo. Quattro chiacchiere nessuno me li toglieva con lui. Mi aveva visto crescere e tra noi c’era una sana familiarità. Ancora di più una complicità che dava fastidio a Paolo. Che ne era in parte un po’ geloso. Lui veniva dalla provincia. Ero ormai diventato dopo tanti anni un vomerese, ma orgoglioso dei suoi natali irpini.

Citofonai come al solito con tre piccole bussate. Un messaggio in codice per farmi riconoscere. Un lasciapassare naturale che avevo ormai consolidato da tempo. Trovai l’ascensore al piano terra e salì subito senza dovermi quella volta fermare da don Antonio. La porta era socchiusa. Sin lì tutto era nella norma. Ma una volta che la chiusi alle mie spalle, mi accorsi subito che Paolo non c’era. In quella che era una casa, nella quale ero cresciuto sin da bambino, bastava poco per accorgermi chi ci fosse.

Entrai nel salone immenso e mi ritrovai al tavolo il vecchio padre. Capii che Paolo era andato da qualche parte e, quindi, mi toccava per educazione, tantomeno, sedermi per un veloce scambio di di saluti. Non so cosa provassi in quei pochi istanti, ma l’aria quel pomeriggio in casa era pesante. Un silenzio assordante che mi creò un certo senso di angoscia e imbarazzo. 

Non so perché ma mi pesò fermarmi a parlare. Come se sentissi che qualcosa di forte mi sarebbe stato confessato. Un segreto che nessuno poteva sapere e che sarebbe toccato a me che ero parte della famiglia. Mi posi in pochi istanti mille domande. Non capivo se quel segreto mi fosse stato svelato per pura combinazione o era qualcosa che si voleva che sapessi a priori. 

Vicino al tavolo c’era il papà di Paolo. Una persona avanti con l’età che nonostante avesse un po’ di acciacchi aveva una mente lucidissima. Mi invitò a sedere. Mi fece capire subito che mi stava aspettando. Non tanto quel preciso giorno, ma prima o poi mi doveva “acchiappare”. Non sarei sfuggito a quella amara rilevazione. 

Il mio cuore iniziò a battere forte. Non immaginavo cosa il Signore Augusto mi stesse per rilevare. Proprio non lo immaginavo. Erano tanti gli anni che mi conosceva e non mi capacitavo perché mai aveva voluto far passare tutti quegli anni.Insomma, di anni ne erano passati un bel po’. Mi conosceva da più di trenta anni. Tuttavia aveva scelto proprio quel giorno. Una combinazione molto strana e quasi impossibile che lo fece trovare al mio cospetto. Non credeva ai suoi occhi e ciò lo carpii immediatamente.

L’assenza in casa di tutti, compreso la domestica Dolores, abortì ogni convenevole che avrebbe forse anche diluito lentamente il gran segreto che mi stava per riguardare. Ero agitato e questi si comprese.  In riuscivi a stare fermo sulla sedia. Gli occhi del Signore Augusto mi squadrarono. Mi sentii osservato sin troppo. Ma ecco che quando stava per iniziare … …  

Nicola Campoli

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