Non ci sto più. Basta a giocare con la memoria e i valori di Giulio Regeni

È una grave offesa per i familiari della vittima

La vicenda della vendita delle due fregate italiane all’Egitto è davvero una notizia raccapricciante. 

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, se fosse vero che ha acconsentito all’accordo commerciale, si è preso una responsabilità enorme rispetto al Paese. 

Già dallo scorso gennaio si sapeva dell’eventualità che le due fregate Made in Italy, costruite da Fincantieri per la Marina italiana, potessero essere vendute all’Egitto di Ali Sisi, perché rientravano in un affare più grande tra i 9 e 11 miliardi di euro. 

All’epoca il nostro Governo rimandò giustamente la decisione per una questione anche di delicatezza, visto che il 25 gennaio ricadeva l’anniversario della drammatica scomparsa e uccisione di Giulio. 

Purtroppo nonostante nell’ultimo Consiglio dei Ministri si fosse preso tempo sulla delicata decisione, ciò accadeva alcune settimane fa, il 7 giugno tra i Presidenti Conte e Ali Sisi c’è stato un contatto telefonico dove i due sembra abbiano chiuso il vecchio accordo commerciale. 

Non ci sono parole che giustificano una tale sfrontatezza. Infatti, si tratta di un vero tradimento ai danni dei familiari del giovane ricercatore e di tutti gli italiani che seguono la vicenda con particolare emozione e affetto. 

D’altronde, ancora più grave di tutto ciò è anche l’incapacità, che è stata registrata in tutti questi anni, di portare avanti come Paese un’azione politico – diplomatica per addivenire alla verità sul l’assassinio di Giulio Regeni.

Insomma, è riprovevole sotto un profilo morale l’inerzia del nostro Paese e per giunta subire un regime, quello egiziano,  al quale la Procura romana assegna in modo specifico delle forti responsabilità nell’omicidio di Giulio. 

Dispiace costatarlo, ma i vari Governi che si sono succeduti, da quel tragico 25 gennaio 2016, non sono stati capaci di mettere al muro con i fatti il Governo egiziano. 

È una grave offesa non solo per i familiari della vittima, ma principalmente è diventata una questione di etica pubblica, dove il nostro Paese mostra tutt’ora, contrariamente a ciò che si racconta, un complesso di inferiorità. 

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