Matteo Salvini e quei comizi della Madonna

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Se non fosse imbarazzante, sarebbe divertente questo ritorno a forme arcaiche di imbonimento delle masse, questo auspicare che le entità celesti, gli dei ai tempi dei Greci e dei Romani, i santi e le madonne dal medio evo in poi, intervengano nell’agone politico a favore di questo o quello dei contendenti.

Fossi un simpatizzante del suo partito, io mi sentirei offeso e umiliato dai baci, dallo sventolio di rosari e dalle invocazioni mariane tanto cari a Matteo Salvini (en passant: presumo che il leader leghista non abbia in mente, durante quei comizi in forma di omelia, la Madonna di Loreto o quella di Czestochowa: quelle sono nere. A lui piacciono, ne sono certo, le madonne bionde dalla pelle candida, la veste bianca, il mantello azzurro e tutta l’annessa scenografia di stelle, angioletti eccetera).

Prescindiamo pure dalla palese incongruenza fra il vissuto del leader leghista (divorziato, concubino di questa e di quella con tanto di strombazzata pubblicità su Instagram e Twitter, padre di figli nati da madri diverse) e la sua asserita fede nella Vergine Maria, al contrario insuperato modello di castità e discrezione. Prescindiamo anche da riflessioni di più profondo significato teologico, riconducibili alla pretesa che il pantheon cristiano, votato all’amore universale senza distinzione di sesso, di razza, di religione e di opinioni politiche (cfr. ad esempio la parabola del buon samaritano, il salvataggio dell’adultera, la guarigione del servo del centurione), appoggi questo o quel partito in questo o quel Paese in questo o quel momento storico.

Prescindiamo, ancora, dalla considerazione che nel corso degli ultimi decenni, grazie all’opera di papi illuminati come Giovanni XXIII, Paolo VI e l’attuale papa Francesco, il cristianesimo ha saputo scrollarsi di dosso quasi tutta la zavorra superstiziosa che ogni religione inevitabilmente si porta appresso a causa della lettura che ne fanno un clero astuto e politici opportunisti da una parte, e il popolino ignorante e idolatra dall’altra.

Io, se fossi un simpatizzante del partito di Matteo Salvini, nel vederlo sventolare e baciare rosari, e invocare la Madonna perché gli dia la vittoria alle elezioni, mi sentirei offeso, per non dire insultato, per il semplice motivo che, con siffatte esibizioni, mi vedrei trattare da lui proprio come un membro di quel popolino ignorante e idolatra: come un baciapile meschino e bigotto, retrogrado e miserabile sul tipo della gente che va in chiesa a chiedere la grazia di un aumento di stipendio o la prevalenza su una persona nemica.

Ma non sono, è arcinoto, un simpatizzante del partito di Matteo Salvini. Perciò mi concedo un facile gioco di parole e, nel condannarle, definisco le esibizioni del leader padano per quello che sono.

Si tratta, decisamente, di propaganda di bassa Lega.

Giuseppe Riccardo Festa

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