Rabbia, speculazione e odio; ma chi si ricorda di Mario Cerciello Rega?

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Anche in questo caso, come sempre, la cosa più ripugnante è che la speculazione politica – tutta la speculazione politica – si serve della vittima senza in realtà dimostrare nei suoi confronti la benché minima pietà.

L’attenzione di tutti si concentra sul o sugli assassini, perché tutti sono ansiosi di conoscerne l’etnia. Gli uni, i “cattivisti”, pronti, non appena risuona la parola “nordafricano”, a lanciarsi in velenose e purulente filippiche contro gli immigrati; gli altri, i “buonisti”, timorosi di apprendere, appunto, che l’assassino sia un immigrato e di veder scatenarsi le citate filippiche.

Poi, l’abbiamo visto, si scopre che l’assassino è un bianco e biondo statunitense: tecnicamente, sì, un extracomunitario, ma non rientrante nel modello di “extracomunitario” fissato come sul bronzo nella mente del tipico “cattivista” italico, da Matteo Salvini in giù: il modello di un maschio nero, africano, musulmano e spacciatore e, auspicabilmente, anche stupratore oltre che, ovviamente, assassino.

Ci sono anche quelli che s’arrabbiano perché confrontano e giudicano le diverse reazioni di stampa e pubblico a seconda che il carabiniere sia vittima o uccisore, indignandosi perché nel primo caso l’indignazione, a loro parere, è molto inferiore che non se, viceversa, ad essere ucciso è il ladro.

Nella bagarre fra “cattivisti” e “buonisti” resta là, quasi ignorato, il carabiniere morto: un ragazzone di trentacinque anni, pacioso faccione simpatico e occhi buoni da napoletano di buon carattere. Uno che te lo immagini più facilmente intento a mangiarsi una pizza in compagnia degli amici e della giovane moglie che a imbracciare una mitraglietta a un posto di blocco o a fare la faccia truce davanti a un paio di delinquenti.

Io invece a lui penso; a lui che ancora aveva negli occhi, nella mente e nel cuore la festa del matrimonio celebrato da poco più di un mese, il viaggio di nozze, gli abbracci di sua moglie. E che forse proprio per questo, a quel maledetto appuntamento con la morte, si è presentato, insieme al suo collega, senza troppo preoccuparsi: in fondo, avrà pensato, era solo uno scippo, bastava presentare il tesserino da carabiniere e il ladruncolo si sarebbe arreso subito.

Viene anche da chiedersi con che razza di preparazione questi carabinieri escono dalle scuole militari, quale formazione viene loro impartita per fronteggiare ogni e qualsiasi situazione; viene da chiedersi come sia possibile che due militari, teoricamente formati non dico alle arti marziali ma almeno a forme basilari di autodifesa, possano essere colti di sorpresa da un paio di ragazzotti, e lasciare a uno di loro il tempo di infliggere ben otto coltellate e poi scappare.

Viene da chiedersi se, in questa Italia afflitta da superficialità e inettitudine, questa superficialità e inettitudine non abbia ormai contaminato anche il mondo, teoricamente votato al rigore e alla disciplina, delle scuole di polizia.

Ma sono domande che rimangono sullo sfondo. In primo piano, per chi ancora ha nel cuore e nella mente un briciolo di umanità, c’è, ci deve essere, quel ragazzone dagli occhi buoni e dal faccione pacioso ammazzato per cento euro; e ci deve essere lo strazio infinito di quella vedova, che lo aspettava nel suo letto nuziale.

Riposa in pace, Mario.

Giuseppe Riccardo Festa

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