La “Verità” ci fa male: meglio il dubbio.

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L’ultima, triste conferma, viene dalla vicenda della (spero ormai ex) testimone di Geova di Salerno che ha accettato di subire una trasfusione di sangue ed è stata perciò abbandonata non solo dai suoi (spero ormai ex) correligionari, ma anche dalle tre figlie, che rifiutano perfino di parlarle.

I testimoni di Geova sono una delle tante consorterie umane costituite da fanatici senza speranza, quel genere di gente che è convinta di possedere la “Verità”. Il genere è ricco e variegato: accoglie accigliati gruppi che la “Verità” la possiedono in campi molto disparati, ma per lo più si intruppano nell’ambito delle fedi.

La fede può essere politica, religiosa o calcistica. L’ultima la si riteneva la meno perniciosa, ma gli eventi che ogni settimana vediamo verificarsi negli stadi o nei loro dintorni dimostrano il contrario. Per quanto riguarda invece le prime due, dalle Crociate all’Inquisizione ai pogrom antisemiti, dalla Guerra dei Trent’anni al famigerato “indice dei libri proibiti” fino alle stragi perpetrate da fanatici nel nome di Allah per quanto riguarda le religioni; e, quanto ai credo politici, dalla Cortina di Ferro ai gulag staliniani, alla Shoah, al maccartismo, al genocidio perpetrato dal Khmer rossi, non c’è che l’imbarazzo della scelta: la storia è costellata di tragedie e massacri provocati dalla fede cieca in un credo politico o religioso.

Fedi incondizionate, e refrattarie a qualunque dubbio, sono alla base delle tragedie più inumane che l’umanità sia riuscita a mettere in scena durante la sua storia.

Quello della povera (spero ormai ex) testimone di Geova di Salerno non è un caso isolato. Segnali preoccupanti mostrano che in tanta gente c’è una gran voglia, di nuovo, di affidarsi ciecamente, per non dire ottusamente, al profeta di turno, a portatori di “Verità” che promettono soluzioni miracolose e ricette infallibili per la soluzione di ogni problema. Questi profeti sono facili da riconoscere: non hanno mai nemmeno l’ombra di un dubbio, non ammettono mai di aver commesso un errore, non accettano contraddittorio, non sopportano critiche. Si esprimono con frasi perentorie enunciando concetti spesso palesemente assurdi, ma con forza, ripetitivamente e ossessivamente, fino a far sembrare quei concetti veri e condivisibili. Non di rado agitano un libro, ovviamente sacro, dal quale affermano di trarre le “Verità” che enunciano.

Hanno fortuna perché possono contare, e lo sanno, su due difetti cronici dei popoli senza i quali non riceverebbero ovazioni, plauso e baciamani, ma pernacchie e derisione.

Il primo difetto è la pigrizia, che induce a trovare noiose le argomentazioni complicate e documentate e a diffidarne. Ubriaca di “social network”, la gente, oggi più che mai, ascolta gli slogan, non i ragionamenti. Per questo ama i profeti, che le danno molti slogan e nessun ragionamento. Il secondo, più tragico difetto, è la mancanza di memoria, o di cultura, o di entrambe. La gente sopravvaluta i problemi presenti perché dimentica, o ignora del tutto, le tragedie del passato.

È per questo che, cieca e giuliva, quelle tragedie è condannata a riviverle.

Giuseppe Riccardo Festa.

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