La posizione della donna secondo il ministro Salvini

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Avendo da oltre quarant’anni una sola famiglia, a differenza di lui che in molto meno tempo ne ha collezionate tre, ammetto di avere, al riguardo, esperienze meno ricche e variegate del ministro Salvini, e dunque evidentemente c’è qualcosa che mi sfugge.

Mi spiego: nel nome della difesa della famiglia, il ministro Salvini si dice contrario alla pratica del cosiddetto utero in affitto, che definisce “una schifezza”: non esiste, secondo il ministro Salvini, la possibilità che ci sia, da parte della donna che si rende disponibile ad ospitare una vita che nasce, un atto di generosità e di immenso amore; e non conta nemmeno la considerazione che, in fin dei conti, anche la Madonna di cui raccontano quei vangeli, che il ministro ama sventolare davanti ai suoi uditori, è stata utilizzata dalla divina provvidenza (non si offendano i miei lettori cattolici) proprio come un utero in affitto.

Però, nello stesso tempo, il ministro Salvini si dichiara favorevole alla riapertura delle case di tolleranza il cui frequentatore, forse il dettaglio gli è sfuggito, di una donna prende in affitto non soltanto l’utero, ma l’intero corpo.

Dunque, ripeto, qualcosa mi sfugge: che cos’è che intende davvero difendere, il ministro Salvini, visto che parteciperà anche, a Verona, al contestato “Congresso Mondiale delle Famiglie”? È noto che questo Congresso è promosso da associazioni che fieramente si ergono in difesa del concetto di famiglia tradizionale, ossia di famiglia indissolubile (vabbè, con qualche eccezione) costituita da una coppia di persone di sesso rigorosamente opposto, di cui il componente maschile è considerato baluardo e difensore, oltre che capo, mentre la controparte femminile è chiamata ad adempiere in silenzio, con letizia e abnegazione, ai doveri di madre, cuoca, governante, addetta alle pulizie, infermiera e, dulcis in fundo, casta fattrice della prole del coniuge; coniuge che, poiché a lei si unisce solo al fine santo della procreazione, deve dunque avere (da qui, immagino, l’idea di riaprire le case di tolleranza) il diritto di andare a cercare nel bordello dietro l’angolo un legittimo sfogo ai bollori che gli agitano l’inguine e alle fantasie che gli accendono la mente: bollori e fantasie che, nella famiglia tradizionale, la casta donna (“Non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio”) non ha nemmeno idea di cosa siano.

Non a caso la casa di tolleranza, di cui il ministro caldeggia la riapertura, è per definizione un luogo nel quale donne compiacenti e di elastica moralità si concedono, non per piacere ma per lucro, ad uomini bisognosi di sfogo: nessuno si sogna di pensare che viceversa possa esistere un bordello destinato a soddisfare le fantasie erotiche delle donne, visto che, nell’immaginario tradizionalista, le donne fantasie erotiche semplicemente non ne devono avere e dunque sono considerate oggetto e mai soggetto di piacere sessuale.

Nella mente del ministro Salvini, si direbbe, la posizione della donna deve essere esclusivamente orientata alla cura del marito e dei figli nel nome del superiore bene della famiglia: niente lavoro autonomo, niente parità, niente ambizioni, niente indipendenza, niente desiderio, niente piacere. La posizione della donna, secondo il ministro Salvini, è quella fissata dai sacri, tradizionali, storici canoni, è la posizione del missionario: lei sotto, e lui sopra.

E non solo a letto.

Giuseppe Riccardo Festa

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