La magistratura: cosa ne penso?

Non sono per adottare automatismi in termini di incarichi direttivi

Era un po’ di tempo che molti amici mi chiedevano cosa ne pensassi della vicenda, che coinvolge il mondo della magistratura.

Insomma, se mi fossi fatto un’idea precisa sul terremoto che ormai da più di un anno interessa il Consiglio Superiore della Magistratura e dintorni.

Confesso pensavo di riuscire a farla franca, ma invece il riacutizzarsi della triste patologia mi vede costretto a dire la mia.

Premetto è un terreno molto scivoloso e spigoloso sul quale dobbiamo auspicarci tutti che il Parlamento intervenga presto, in particolare sulla riforma del CSM.

È passato un anno dall’esplosione della turbolenta vicenda, legata all’ex Presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara.

Tuttavia vedo che l’immagine della magistratura, e dei suoi vari organi rappresentativi, continua a essere devastata.

Un fiume di notizie e informazioni che mi fa pensare al pozzo di San Patrizio per quanto ne emergono quotidianamente senza alcun limite.

Personalmente da comune cittadino, e quindi non da addetto ai lavori sgombrando presto il campo da ogni possibile fantasia, ritengo che in seno al CSM le nomine direttive non devono avvenire sulla base e logiche di appartenenza a correnti.

Seppure è innegabile che ciò avviene da tempo occorre combattere severamente il malcostume, favorendo così modalità diverse.

Non bisogna rassegnarsi, bensì vanno trovate soluzioni che garantiscano il rispetto delle regole e dell’etica professionale.

Non sono per adottare automatismi in termini di incarichi direttivi, ma al contrario sono per istituire delle elezioni libere.

In modo che ci si può candidare sulla base di programmi approfonditi che possono avere origine seppure targate da correnti, in grado di dare solo autorevolezza ai singoli candidati.

Le correnti non devono diventare luoghi imbastarditi, ma aggregazioni di valore culturale per alimentare il confronto a seconda delle appartenenze.

Nicola Campoli

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