La luce delle stelle, dopo trent’anni.

Il resto fa parte del proibito che non può che restare nel segreto scrigno di una vita

Dopo quella volta Manfredi e Daila non erano mai più tornati in quel magico posto, a pochi metri dal mare a confine di una folta pineta, sotto la luce delle stelle. L’avevano del tutto rimosso. Schiacciati dal peso del trascorrere inesorabile del tempo. E, così, in un battibaleno erano trascorsi trenta lunghi e intensi anni della loro vita prima a due per finire poi in quattro.

Tutta ad un tratto la stanchezza della settimana di lavoro, appena alle spalle, era scivolata di dosso come se nulla fosse. La cena sulla terrazza scalcinata di un vecchio lido, ai margini della piccola località turistica, era passata velocemente tra alcune portate di pesce fresco.

L’inebriante e fresco vinello, quale migliore viatico per una spensierata serata a due, liberò lentamente i loro sensi, rendendo vana ogni inopportuna difesa. Il silenzio assordante aveva reso ancora più suggestivo il piacevole momento.

Quella sera il mare era piatto e muto, come se non volesse disturbare quel clima di feconda complicità, che il tempo aveva in parte offuscato. Saldato il conto e una volta in auto, Manfredi d’istinto posò la sua mano sulla gamba liscia e abbronzata di Daila. Un gesto di affetto e vicinanza dettato dal cuore.

Li assalì così una strana sensazione di gioia che sprigionò immediatamente la scintilla incantatrice. Il buio intenso della strada, senza la luna in cielo,  divenne il principale alleato di un sentimento forte e inarrestabile.

Era passato del tempo, ma quando i ricordi ti picchiano in testa la cosa migliore che si può fare: è cedere. Daila non pose alcun freno e non si mostrò meravigliata del clima piuttosto surreale. Al contrario, si manifestò rassicurante, quanto bastasse per far viaggiare l’incolpevole mente.

La mano di Manfredi si fece strada esplorando parti del corpo sempre più intime e nascoste. La passione calò inesorabile, al punto da stimolare ogni immaginazione e ad abbattere ogni imbarazzo e freni inibitori. Manfredi continuava a guidare e nella sua mente gli passarono rapidamente le fresche immagini di trenta anni fa. Giovanissimi e curiosi del domani.

Ricordò che in quei pressi ci fosse il loro posto del cuore. Dove avevano vinto le barriere della loro timida e pudica adolescenza. E, allora, Manfredi decise di non tornare a casa. Troppo invitante il tremore della sua mano e impossibile fermare il cuore che batteva a mille. Le parole lasciarono il passo al linguaggio degli sguardi e della mani, che continuarono a non trovare ostacoli liberando l’inarrestabile desiderio

All’improvviso nel buio pesto comparve un cartello sbiadito: “al mare”. Quasi l’avessero messo apposta. Si leggeva a malapena tra una folta boscaglia, ma indicò ad entrambi un luogo familiare d accogliente. Non c’era più la paura di un tempo. L’imbarazzo dei primi approcci. C’era, invece, quella sera tutta la complicità e la maturità dei trent’anni.

Manfredi con la coda dell’occhio incassò l’indispensabile consenso di Daila. Imboccò così  la strada. I pochissimi secondi prima di arrivare in fondo al mare, che non aveva colore, sembrarono infiniti. Come se la via si fosse allungata d’incanto. Dove i secondi diventarono minuti, e poi ore inarrestabili.

Manfredi e Daila forti della loro consolidata intesa seppure appannata, andarono incontro a una novità che non era per niente una novità. Ne erano entrambi consapevoli, seppure recitavano un nuovo copione come se fosse la prima volta, quando tutto prende un sapore di genuina generosità.

Un attimo e Manfredi finalmente, dopo quei secondi diventati eterni, spense l’auto. Chiuse i fari. Il buio li inghiottì immediatamente in un vortice di sinuosa e paradisiaca armonia, che spinse la loro storia tutta di un colpo indietro. Le carezze e gli impulsi si sostituirono alle parole. Sentivano di vivere un momento remotissimo, eppure ancora attuale, vivo.

Ogni movimento riprese in modo sorprendente l’incastrato di un tempo passato. I loro corpi avvolti, in una inseparabile fervore, si unirono in un suggestivoe soave festival di batticuore. Il resto fa parte del proibito che non può che restare nel segreto scrigno di una vita, che per un attimo aveva spazzato via appena trenta lunghissimi anni.

Nicola Campoli

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