LA FIABA DELLA CITTA’ PIU’ BELLA DEL MONDO E DELLO GNOMO BRUGNOLO

C’’era una volta, nel Paese più bello del mondo, una città bellissima che galleggiava sull’’acqua. Splendide chiese e meravigliosi palazzi che sembravano fatti di trine e di merletti erano separati da canali sui quali scivolavano bellissime barche dalla forma snella e allungata ed erano uniti da ponti che scavalcavano leggiadri i canali.

Dentro i palazzi e le chiese gli abitanti della città,  viaggiatori stupefatti che venivano da ogni parte del mondo potevano ammirare tesori meravigliosi dell’’arte di tutti i tempi; e ognuno restava incantato e si diceva che una città così era unica nel mondo, era come uno scrigno prezioso pieno di tesori che bisognava assolutamente preservare per la gioia e la commozione di ogni futura generazione.

Purtroppo, però, alla bellezza e alla nobiltà della città non sempre corrispondeva una pari bellezza e nobiltà degli gnomi che erano chiamati a proteggerne e aumentarne lo splendore. Al contrario molti di loro, tutt’’altro che nobili e ben poco sensibili a quella bellezza, pensavano solo a mangiare; e non a mangiare i cibi della loro dispensa ma piuttosto quelli delle riserve della città, che erano purtroppo scarse. E un bel giorno essi furono trovati con le mani nella marmellata; furibondi, gli abitanti li cacciarono via tutti; e decisero che era meglio cercarsi un nuovo capo.

E così arrivò Brugnolo, uno gnomo ricchissimo, che disse a tutti: «Ghe pensi mi». Affascinati dalla misteriosa formula, gli abitanti gli affidarono le loro chiese e i loro palazzi e i tesori che c’’erano dentro. Brugnolo si diede subito da fare e per prima cosa fece un elenco dei libri che bisognava togliere dalle scuole materne perché a lui non piacevano.

I cittadini della meravigliosa città cominciarono ad avere qualche dubbio, ma ancora fiduciosi gli dissero: «Siòr Brugnolo, per piazèr, lassa star i libri dei putèi: i nostri problemi sono finanziari. Semo pieni di debiti e non savemo come far per preservare i nostri bellissimi palazzi, le chiese stupende e i tesori inestimabili che i sta dentro!»

Brugnolo ci pensò un momento su, poi sorrise: «Non c’’è problema, miei cari. Ghe pensi mi. Basterà vendere i tesori, così prenderemo due piccioni con una fava: pagheremo i debiti e non avremo più niente da preservare!»

Mentre tutto il mondo rideva di loro, gli abitanti della meravigliosa città si misero le mani nei capelli. «Avemo messo uno gnomo ignorante al posto dei gnomi ladroni; e adesso la nostra povera città, che già rischiava di affondar nel mare e nei debiti, affonda pure nel ridicolo!» «Tranquilli» risposero in coro tutti gli altri abitanti del Paese più bello del mondo: «Ci siamo abituati!»

E continuarono tutti a vivere felici e contenti.

Giuseppe Riccardo Festa

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