LA CARNEFICINA DELLA STRADA DELLA MORTE

di LUCA GIUSEPPE MURRONE

Spesso, pensando alla vita, la si paragona ad una strada.

In Calabria questo paragone, a quanto pare, non è possibile.

Nella regione, che un tempo era la “Magna Grecia” oggi, il termine strada assume il significato di morte.

Infatti, analizzando bene gli ultimi fatti di cronaca nera, la famosa Strada Statale 106, è un vero e proprio cancro per il territorio calabrese.

Il 22 settembre scorso, con l’ultimo incidente mortale avvenuto a Cariati, dove ha perso la vita l’ottantaduenne di Terravecchia Giuseppe Amodeo, il numero della carneficina della strada della morte è salito a ben 25 vittime da inizio anno ad oggi.

Questa strada, che in una regione in netta involuzione rispetto alla storia al quanto illustre che la rappresenta, rappresenta il mezzo più comodo per spostarsi.

Mezzo più comodo, più semplice ma certamente più pericoloso.

I souvenir per chi viene a visitare la nostra amata regione, spesso, sono collegati alle immagini macabre e forti di quei fiori sul guard rail della strada.

Oggi, purtroppo, più che mai, la Calabria assume un colore rosso, non per il buon vino che da secoli produciamo con impegno e tradizione, ma a causa della carneficina che il mezzo di comunicazione più rapido- e più pericoloso- sta causando.

Quante lacrime, quanti sogni spezzati su quella maledetta strada che ci ha portato via tanti amici, parenti, conoscenti.

Ci sta portando via un futuro e le ansie dei nostri genitori aumentano.

Aumenta la paura di una mamma che sa che suo figlio è in giro, la sera, sulla 106, perché sa che è rischiosa, perché sa che basta un attimo, un brivido, e se sei sfortunato/a ti trascina con lei e da lì non si torna indietro.

Quanto dovremmo piangere ancora per vedere le cose cambiate? Perché si sa noi calabresi, nonostante tutto, l’ottimismo l’abbiamo dentro di noi, e seppur ci dicono che le cose non cambieranno mai, noi proviamo a cambiarle.

Più o meno come quando emigriamo al nord perché “giù” non c’è niente, ma torniamo almeno una volta all’anno perché quel “niente” a noi piace.

Stanno provando a cambiarle le cose, con forza, impegno e determinazione i ragazzi dell’Associazione #Bastavittimesulla106 fondata da Fabio Pugliese.

Proprio la nota associazione, infatti, testimonia che sulla 106, c’è una vittima ogni dieci giorni, cosa che fa rabbrividire.

Fa rabbrividire anche la rassegnazione delle persone, poiché ormai la gente è abituata ad assistere ad eventi drammatici causati da incidenti sulla strada della morte.

Ma noi calabresi, popolo di sognatori, poeti e marinai, vivendo in una regione che prima era di “Magna Grecia” e che oggi, a quanto pare, sembra essere diventata di “Magna Magna”, dobbiamo cambiare e indignarci e sperare che non ci sia più rosso sangue e ne fiori sul guard rail.

Sogno o utopia?

 

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