Italiani: pochi ma vecchi e cattivi

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Dunque è un fatto, certificato per l’ennesima volta dall’ISTAT: nascono sempre meno italiani, e come se non bastasse i giovani, quei pochi che ci sono, se ne vanno. I paesi si spopolano, le scuole si svuotano, le culle restano deserte. Così il 2018, secondo l’ISTAT, è stato l’anno col peggior bilancio demografico da quando si fa questo genere di rilevazioni.

Dopo il Giappone siamo il Paese più vecchio del mondo, e presto toglieremo al regno del Sol Levante questo deprimente record.

Cosa resterà da difendere, ai sovranisti, fra qualche anno, quando di italiani in grado di procreare ce ne saranno rimasti tanto pochi da portare all’estinzione la presunta “razza italiana”?

Eppure loro insistono: per essere italiani, dicono, bisogna essere figli di italiani, sottintendendo che a loro volta i genitori debbono essere figli di italiani, e anche i nonni e così via, retrocedendo fino alla settantasettesima generazione.

D’accordo, i sovranisti non sono più versati nelle scienze statistiche, antropologiche, biologiche e demografiche di quanto lo siano in campo economico e finanziario, ed è quindi comprensibile che ignorino quanto, nel DNA della cosiddetta “razza italiana”, sia di origine, oltre che latina, anche longobarda, bizantina, araba, ispanica, gallica, normanna, ebraica, nordafricana, slava: al punto che, se noi italiani fossimo giudicati con gli stessi parametri usati per i nostri abbaianti amici a quattro zampe, il pedigree direbbe, spietato: “razza meticcia” o, con minore eleganza, “bastarda”.

Tra l’altro, il sospetto è fondato che questi difensori dell’italianità degli italiani in realtà abbiano a cuore solo due parametri che ai loro occhi sono entrambi necessari per potersi fregiare della qualifica di figli dello Stivale, e questi parametri sono i tratti somatici e la religione praticata, valutati entrambi in negativo: vale a dire che per essere italiani non si deve avere altra fisionomia che quella caucasica, e la religione non deve essere islamica. Se sei cristiano ma nero, peruviano o cinese, niente da fare; e niente da fare nemmeno se hai la pelle bianca ma sei musulmano. La Costituzione dice altre cose? Ma che ne sa la Costituzione, dicono i sovranisti, dell’invasione dei musulmani e dei negri? Bisogna difenderci, perbacco, da questi immigrati-clandestini-che-ci-rubano-il-lavoro-e-ci -violentano-le-donne.

Sono nati qui, qui hanno studiato, parlano uno degli innumerevoli italici dialetti o magari parlano italiano meglio di loro? Non sanno del Paese d’origine niente, né lingua né costumi, né tradizioni né usanze? Non importa: sono comunque stranieri. Guai a parlare ai sovranisti di “ius soli” e “ius culturae”: i difensori dell’italianità degli italiani sono inflessibili, e in attesa di estinguersi inflessibili resteranno, c’è da scommetterci. Continueranno a combattere arcigni la loro battaglia anche da novantenni, dalla sedia a rotelle, rivolgendosi ad altri novantenni su altre sedie a rotelle, perché di italiani “veraci” come loro, ma più giovani di loro, non ce ne saranno più.

E intanto il (o la) giovane badante d’origine peruviana, o africana, o araba, o macedone o ucraina, cui protervi continueranno a negare il diritto alla cittadinanza, asciugherà la bava dalla loro bocca.

Giuseppe Riccardo Festa

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