Il sesso virtuale. A Torino il primo ritrovo con bambole al silicone

Mi allarma la notizia dell’apertura a settembre a Torino del primo “postribolo virtuale”

bambola al silicone
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Mi allarma la notizia dell’apertura a settembre a Torino del primo “postribolo virtuale” in Italia. Una sorta di luogo dove ci si può intrattenere con bambole in silicone di diverse forme e grandezze naturali. Insomma, snodabili e disponibili in tutte le taglie.

Tutto perfettamente legale, perché a intrattenere i clienti saranno esclusivamente bambole. Il costo é di 100 euro per trascorrere un’ora di intimità. A richiesta si può anche acquistare online la bambola al prezzo fissato di 1990 dollari.

Ad aprire il locale italiano, dopo l’avvio di due sedi a Barcellona e una a Mosca, é una società spagnola che sta conquistando ampie fette di mercato. Sembra che per la sede di Torino già stanno fioccando numerose prenotazioni. Di qui la vicenda mi preoccupa.

Già si registra, con l’arrivo della rete, un consumo inflazionato di sesso virtuale da parte delle nuove generazioni. L’iniziativa, quanto quella delle bambole al silicone, non fa che andare nella stessa direzione con tutte le più negative conseguenze.

Appare, quindi, evidente che il mondo si é del tutto capovolto. Forse urge un approccio culturale e sociale alla sessualità completamente diverso per supportare i ragazzi e le ragazze ad affrontare con più ragionevolezza un argomento difficile che non può essere delegato impropriamente al virtuale. Anzi. Occorre alimentare una sessualità sana e corretta.

Dobbiamo aprire un canale di coraggioso dialogo con i più giovani, affrontando il tema della pornografia, che ha preso una brutta piega, al punto da essere mutuato in modo errato. In fondo non é sbagliata la pornografia, ma il suo utilizzo che offusca completamente il connubio positivo sesso/amore che rappresenta, invece, la vera via d’uscita.

Nicola Campoli

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