Il feroce – e scarso di mira – dio di monsignor Viganò non è il Dio di papa Francesco

Contrordine, fedeli: niente libero arbitrio: così ha stabilito un alto prelato della Chiesa Cattolica, monsignor Carlo Maria Viganò, che sulle cause della pandemia che sta affliggendo l’umanità ha elargito al mondo la sua luminosa diagnosi.

l’ira di Dio, ha infatti sentenziato il prelato, colpisce l’umanità  per punire  peccati come l’aborto, il divorzio, l’eutanasia e (ipse dixit) “l’orrore del cosiddetto matrimonio omosessuale, la celebrazione della sodomia e delle peggiori perversioni”.

Ma il dio di monsignor Viganò si sveglia solo ora? non s’è mai accorto che il divorzio, in gran parte del mondo, esiste da secoli? E non ha fatto caso che gli aborti ci sono sempre stati, solo che prima erano clandestini? E che quella che lui chiama “sodomia e perversione” è, finché interessa adulti consenzienti, una faccenda privata che non fa male a nessuno, peraltro anch’essa esistente da sempre? È così distratto, il dio di monsignor Viganò?

Certo poi che oltre che distratto, è pure piuttosto scarso di mira, l’iroso dio di monsignor Viganò: non colpisce direttamente i presunti peccatori, di età media piuttosto giovane, ma scatena una pandemia che fa strage a casaccio, soprattutto, di poveri vecchi che magari sono pii e devoti. E per sopra misura, tanto per cambiare, è anche stranamente selettivo, questo occhiuto Dio di monsignor Viganò, visto che a scatenare la sua ira è quasi esclusivamente ciò che ha a che fare col sesso.

Cioè: monsignor Viganò, bisogna dirlo, mette in elenco, fra i peccati, anche la speculazione delle élite finanziarie, ma così offre una ulteriore dimostrazione della scarsezza di mira del suo dio, che sta ammazzando per lo più i poveracci, mentre gli speculatori se la spassano alla grande ora come prima. Comunque, nel mirino del dio di monsignor Viganò ci sono soprattutto i soliti pruriginosi peccati sessuali: nessuna pandemia ha colpito l’umanità rea dei lager nazisti, dei gulag staliniani, delle stragi in Cambogia, dei massacri nella ex Jugoslavia, degli omicidi di massa in Ruanda, delle nefandezze del colonialismo: il dio di monsignor Viganò si arrabbia praticamente solo se in Europa, anzi, in Italia, si legittimano le unioni gay; e per dimostrarlo scatena un virus, cominciando però dalla Cina.

Mi chiedo se monsignor Viganò, prima di rilasciare queste illuminanti dichiarazioni, si sia consultato col suo principale terreno, quel papa Francesco che, a occhio e croce, sembra avere una visione piuttosto diversa della situazione.

Ciliegina sulla torta, monsignor Viganò bada bene ad assolvere la Chiesa da ogni colpa perché, cito, “La Chiesa è in sé sempre, indefettibilmente santa, poiché essa è il Corpo Mistico di Nostro Signore, e sarebbe non solo temerario, ma blasfemo anche solo pensare che la divina istituzione che la Provvidenza ha posto in terra come dispensatrice della Grazia ed unica arca di salvezza possa anche minimamente essere imperfetta”.

Il monsignore ha evidentemente scarsa memoria della storia della sua mistica istituzione: non si ricorda di Bonifacio VIII, di Alessandro VI e dei suoi figli, del nepotismo di tanti altri papi, del commercio delle indulgenze, degli scismi, dell’uso politico delle scomuniche, del falso della “donazione di Costantino”, degli scandali, degli autodafé, dell’Inquisizione, delle benedizioni ai tiranni fascisti, dei roghi di libri, degli scandali sessuali: a quest’ultimo proposito, l’unica sodomia che fa incacchiare il dio di monsignor Viganò è quella laica, perché quella dei prelati, anche se distrugge la vita di bambini e bambine, stando al prelato è evidentemente santa.

Scarsezza di mira a parte, monsignor Viganò ci tiene a precisare che  “Il Signore è Padre amorevolissimo perché ci insegna come dobbiamo comportarci per meritare l’eternità beata del Cielo, e quando col peccato disobbediamo ai Suoi precetti, non ci lascia morire, ma ci viene a cercare, ci manda tanti segnali – talvolta anche severi, com’è giusto – perché ci ravvediamo, ci pentiamo, facciamo penitenza e riacquistiamo l’amicizia con Lui. Sarete miei amici se farete quel che Io vi comando. Mi pare che le parole del Signore non diano adito ad equivoci”.

Ecco una precisazione davvero utile e rasserenante. Meno male che è padre amorevolissimo, questo dio di monsignor Viganò: figurarsi se gli stavamo sugli zebedei. E poi, notate bene, il dio padre amorevolissimo di monsignor Viganò non ci lascia morire: quelli che stanno morendo come mosche a causa del suo amore, evidentemente, non bisogna tenerli in conto.

Con tutto il rispetto per monsignor Vigano, di questo amore e di questo padre faccio volentieri a meno: quel suo amorevolissimo padre se lo tenga per sé. Io preferisco, di gran lunga, essere orfano.

Giuseppe Riccardo Festa

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