Il corona-virus interrompe, dopo molti secoli, i tradizionali festeggiamenti in onore di S. Cataldo

di Franco e Romano Liguori, storici

Questo 2020, contrassegnato dall’arrivo della terribile pandemia del corona-virus, che ha colpito con particolare virulenza il nostro Bel Paese, provocando molte migliaia di morti, anche per noi Cariatesi è un anno “nero”da catalogare senz’altro tra i più tristi della storia della nostra comunità, sotto i più diversi aspetti, non ultimo dei quali quello religioso e devozionale, se consideriamo che, dopo tanti secoli, registriamo, probabilmente per la prima volta, una “sospensione” dell’antica  e sempre molto partecipata festa di San Cataldo, che si venera a Cariati da almeno cinque secoli, come vedremo nella nota storica che vogliamo dedicare al culto del nostro amato protettore, in occasione di questo 10 maggio senza i tradizionali solenni festeggiamenti religiosi e civili, che vi facevano accorrere pellegrini da tutti i paesi del circondario e oltre.

La devozione dei cariatesi per S.Cataldo, tra storia e leggenda

Il culto di San Cataldo a Cariati ha sicuramente origini molto antiche, anche se non si hanno fonti documentali sicure per accertarne l’inizio con precisione storica. Si tramandano in proposito anche racconti un po’ leggendari, come quello dell’apparizione del santo irlandese, sotto le sembianze di un pellegrino, ad un pastorello, sceso a dissetarsi nel greto del torrente Brica, al quale fu chiesto dallo stesso santo di recarsi dai notabili del paese per sollecitare la costruzione di una chiesa in quella contrada che noi oggi chiamiamo “San Cataldo”. Un’altra storia, forse un po’ meno leggendaria, racconta di alcuni marinai  pugliesi provenienti dalla Sicilia e in navigazione verso Taranto,che, dopo aver doppiato la Punta di Fiumenicà, furono sorpresi da una violenta tempesta che stava per capovolgere la loro imbarcazione e invocarono l’aiuto di S.Cataldo ; tutto ad un tratto i venti cessarono e le onde si acquietarono. I marinai pugliesi approdarono incolumi sulla spiaggia di Cariati, nei  pressi della foce del torrente Moranidi; il nome del santo che li aveva salvati divenne popolare fra la gente di Cariati e, dopo qualche tempo, nella contrada dove era avvenuto il miracolo, fu eretta una cappella rurale dedicata al santo irlandese. Prescindendo dalle narrazioni leggendarie sopra descritte, per cercare di individuare l’inizio del culto di San Cataldo a Cariati sul piano storico, non resta che partire dal periodo in cui fu edificata la chiesa in riva al mare dedicata al santo irlandese. E da lì che comincia la devozione dei Cariatesi per San Cataldo e la pratica di celebrarne solennemente la festività il 10 di maggio di ogni anno. In un documento d’archivio datato 15 giugno 1494, si fa riferimento ad una “cappella di San Cataldo”, sita nello stesso luogo dove ora sorge l’omonima chiesa , ma il documento in questione non è del tutto attendibile ed è messo in discussione dagli storici. Un secolo più tardi (1594), in una relazione del vescovo Properzio Resta, si legge di piccole chiese di campagna del territorio di Cariati “distrutte dai Turchi”, che, a quel tempo,assaltavano e saccheggiavano i paesi rivieraschi del Mediterraneo. Fra queste chiesette rurali c’era senz’altro anche la “cappella di San Cataldo”.Vi si praticava il culto del santo irlandese, molto venerato dai  nostri pescatori, che lo avevano importato a Cariati da Taranto,eleggendo il santo a “protettore” della loro categoria. Il santo, originariamente raffigurato in un affresco murale disegnato sulla parete principale della chiesa, era già, alla fine del Cinquecento, oggetto di devozione da parte non solo dei pescatori,ma di tutti i Cariatesi, che ogni dieci di maggio si ritrovavano a celebrarne la festa nello spazio antistante con manifestazioni e riti antichi di sapore pagano, come quello dell’incanto dei cosiddetti “maji” Agli inizi dell’Ottocento, sotto l’episcopato di Gelasio Serao (1819-1838), essendo l’affresco  ormai molto deteriorato, l’immagine di San Cataldo fu raffigurata in un dipinto ad olio su tela (recentemente restaurato e ricollocato al suo posto, sull’altare maggiore) che lo ritrae a mezzo busto, vestito dell’abito pontificale, in atto benedicente, commissionato dal vescovo sopracitato.

La chiesa di San Cataldo in riva al mare, luogo storico del culto cataldiano

In considerazione della particolare devozione dei cariatesi al santo “venuto da Taranto”, tutti i vescovi di Cariati hanno sempre riservato attenzione alla chiesetta in riva al mare, facendovi periodicamente lavori di restauro e di abbellimento, da Francesco Gonzaga (1649) a Giovanni Andrea Tria (1726) da Carlo Ronchi  (metà del XVIII sec.) a Gelasio Serao e a Nicola Golia (Ottocento),  da Orazio Semeraro (1963) a Serafino Sprovieri (1987). A Mons. Giovanni Andrea Tria, che fu vescovo di Cariati dal 1720 al 1726, si deve la realizzazione della bella statua lignea ancora in uso, scolpita in una bottega artigiana di Napoli e collocata stabilmente in un’apposita cappella della Cattedrale S.Michele Arcangelo, resa più preziosa con rivestimenti in marmo, nel 1898,dal vescovo Giuseppe Barillari, che dotò di un altare marmoreo anche la cappella del santo in riva al mare.  Nei secoli è invalsa, comunque, l’usanza di portare la venerata statua del santo, dopo la processione del 10 maggio per le vie del borgo antico e della borgata Marina, nella piccola chiesa o cappella in riva al mare a lui intitolata, dove veniva lasciata all’adorazione dei fedeli per un mese o poco più.Il percorso dalla Marina alla cappella, un tempo ( e fino alla metà degli anni Cinquanta del ‘900)  avveniva via mare, su una barca di pescatori riccamente addobbata a festa e seguita da altre barche piene di fedeli festosi. Nell’ultima settimana di giugno, generalmente di domenica, la statua del santo faceva ritorno in cattedrale, e nell’occasione si effettuava una nuova processione con la banda musicale, che si snodava lentamente dal mare sino al paese, che aspettava il santo in festa. Nel 1987, in conseguenza dell’incremento di popolazione registratosi  in quella zona della Marina, l’allora arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Serafino Sprovieri, su istanza di Don Ciccio Rizzuti, cancelliere vescovile e benemerito promotore di tante iniziative volte a rafforzare la devozione per S. Cataldo, elevò la periferica chiesetta di S. Cataldo, in riva al mare, a sede di Parrocchia. Nacque così la “Parrocchia di San Cataldo”, che ha oggi una “storia” quarantennale e che viene frequentata non solo dai residenti della zona ma anche dai numerosi turisti che, d’estate, si riversano  sulle spiagge di Cariati.  In quest’ultimi anni molte cose sono cambiate, anche nell’ambito delle usanze religiose e devozionali. La “processione del ritorno”, un tempo affollatissima, ha iniziato a registrare segni di stanchezza e di inadeguata partecipazione, per cui si è ritenuto opportuno lasciare stabilmente la statua di S. Cataldo nella chiesa a lui dedicata, diventata, nel frattempo, chiesa parrocchiale. I cariatesi, però, non hanno mai visto di buon’occhio questa decisione, scontenti di vedere privata dell’antica statua lignea settecentesca, la nicchia della cattedrale a lui riservata da secoli, ed hanno anche protestato. E così, dall’arrivo dell’arcivescovo Giuseppe Satriano (2014), la storica statua processionale lignea è tornata al suo posto, in cattedrale, e nella chiesa in riva al mare è stata posta una copia della stessa, realizzata e donata da un abile artigiano coriglianese.

I festeggiamenti religiosi e civili in onore di San Cataldo a Cariati, si sono sempre segnalati per magnificenza (chiesa riccamente addobbata con preziosi panni, ricca illuminazione del corso XX settembre, partecipazione di prestigiose bande musicali ed altro ancora)  e solennità liturgica (partecipazione del Vescovo, un tempo in sede, del numeroso clero locale  e di tantissimi fedeli e pellegrini che accorrevano dai paesi vicini)  e hanno rappresentato un “vanto” per noi cariatesi, letteralmente “innamorati” di questo santo protettore, vissuto nel VII secolo, monaco pellegrino di origine irlandese, che di ritorno da un viaggio in Terra Santa, si fermò a Taranto dove fu acclamato vescovo della città e operò moltissimi miracoli, tra cui anche la protezione della città da epidemie e da calamità naturali. Il nostro auspicio è che San Cataldo possa anche oggi venire in nostro aiuto per liberarci dal terribile corona-virus e restituirci tutti alla serenità di prima. Questo è già avvenuto in passato! Nel 1746 Cariati fu colpita da una tremenda epidemia e i Cariatesi invocarono l’intervento protettivo di San Cataldo, portando, il 5 giugno di quell’anno, la statua di San Cataldo (che è quella ancora esistente) in solenne processione per la città. E il morbo cessò. Il Santo, da sempre, viene festeggiato a Taranto ed anche a Cariati e nella vicina Cirò, ( come anche in alcuni centri della Puglia e della Sicilia)  il 10 di maggio. Perchè ? Il 10 maggio del 1071, durante i lavori di ristrutturazione dell’antica cattedrale di Taranto venne rinvenuto un sarcofago contenente le spoglie del Santo, da cui proveniva un intenso profumo. All’interno venne ritrovata una piccola croce d’oro con l’incisione del nome “Cataldus”. Da allora la data del 10 maggio (giorno della inventio corporis) fu scelta come giorno in cui celebrare la festa di San Cataldo. Cariati, grazie all’interessamento dell’attuale arcivescovo Giuseppe Satriano, nel 2015, ha avuto l’onore e il privilegio di ospitare in Cattedrale, le reliquie di San Cataldo, venute dal Duomo di Taranto.Le ossa del santo irlandese tanto venerato ed amato dai Cariatesi, custodite in una piccola teca di vetro con la scritta “Ossa Sancti Cataldi”,  hanno destato tanta commozione e venerazione da parte della gente di Cariati, che, dopo averle accolte festosamente e solennemente  davanti alla porta del borgo fortificato ( “ Ponte Nuovo” o “Porta Pia”), le ha accompagnate in processione in cattedrale, dove il parroco D. Angelo Pisano, ha concelebrato, insieme  ad altri sacerdoti  locali, una solenne messa in onore del santo. Sono seguiti, poi, due giorni di esposizione delle sacre reliquie, che hanno visto affluire moltissimi devoti, a rendere omaggio ai resti mortali del santo protettore.

Per saperne di più

Romano Liguori- “Il culto di San Cataldo a Cariati tra storia e tradizione”, Rossano 2004

Franco Liguori- “Cariati, la formidabile rocca dei Ruffo e degli Spinelli”, Corigliano 2013

 

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