Il 2020 comincia col botto. Come finirà?

È davvero strana la logica di chi dice che i suoi cittadini non debbono essere toccati, ovunque nel mondo, pena una ritorsione spietata, ma si ritiene viceversa in diritto di colpire ovunque nel mondo i cittadini di un Paese col quale, più o meno dichiaratamente e più o meno apertamente, è in conflitto.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo, a proposito dell’uccisione di Qassam Soleimaini, ha parlato di “difesa preventiva”, riecheggiando le parole – “guerra preventiva” – che un altro segretario di Stato, Colin Powell, pronunciò a proposito dell’attacco voluto dall’allora presidente USA George W.Bush all’Irak di Saddam Houssein, presunto colpevole di detenere armi di distruzione di massa che, fu poi dimostrato, non esistevano.

Beninteso: Saddam Houssein era un criminale, un assassino e uno sprezzatore cinico e spietato di ogni legge; e Qassam Soleimaini, il generale iraniano vittima del raid statunitense di qualche giorno fa, capo delle milizie più sanguinarie e integraliste al servizio degli ayatollah, non era certo un focolarino, e di sicuro non era in Irak in vacanza.

Tuttavia non si può non rilevare il doppiopesismo che la diplomazia e i droni americani usano a seconda che gli USA siano attori o vittime delle aggressioni. Applicando questo doppiopesismo, ogni azione, ovunque nel mondo, se compiuta dagli Stati Uniti è definita giusta, legittima, doverosa, strategicamente inappuntabile, santa, benedetta da Dio e meritevole di osanna dagli uomini; viceversa la stessa azione, se compiuta a loro danno, è invece condannata come spregevole, terroristica, disumana, indegna e meritevole di ogni condanna in cielo e in terra.

Molti commentatori, in giro per il mondo, hanno rilevato la non accidentale coincidenza fra i guai domestici del presidente Trump e questa azione militare in territorio straniero, la contraddizione fra le parole che lo stesso Trump aveva detto pochi giorni prima (“Non voglio la guerra con l’Iran, io amo la pace”) e l’azione di guerra che ora rivendica con orgoglio e, non da ultimo, l’utilità che l’esibizione di muscoli potrà avere, nell’imminente campagna elettorale, presso un elettorato che continua a pensare agli USA come ai legittimi padroni del mondo e in quanto tali legittimati a fare gli sceriffi, i bounty killer e i giudici ovunque e contro chiunque, a loro insindacabile giudizio.

D’altra parte, l’inettitudine e l’inerzia delle diplomazie europee in generale, e di quella italiana in particolare, abilitano Trump e altri come lui (ad esempio Erdogan il turco e Putin il russo, che si stanno spartendo la Siria e la Libia mentre l’Europa sta a guardare) a fare e disfare ciò che loro aggrada come meglio loro aggrada.

Qui in Italia, poi, siamo talmente concentrati sulle ire del senatore Paragone, sulla lenta agonia del Movimento 5 Stelle e sulle rodomontate di Matteo Salvini, che del rischio di una terza Guerra mondiale nemmeno ce ne accorgiamo. Si era dunque appena spenta l’eco dei botti di capodanno, qui da noi, che altri botti, altrettanto stupidi ma infinitamente più rumorosi e terribilmente più pericolosi sono risuonati nella notte di Bagdad.

Speriamo che non ne risuonino di ancora più terrificanti, e vicini, nei giorni e nei mesi a venire. Speriamo che quando Donald Trump festeggerà la sua rielezione, ripetendo il suo tronfio mantra “America first”, non lo faccia da un bunker a prova di bomba contemplando soddisfatto, in qualche monitor, le macerie fumanti del Medio Oriente e dell’Europa.

Giuseppe Riccardo Festa

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