La granitica decisione di Giuseppe, Conte Valium

«Buongiorno, signor Conte. Ci ha mandati a chiamare?»

«Buongiorno, signore e signori, araldi del Bel Paese Ove Il Sì Suona. Sì, vi ho mandati a chiamare perché diffondiate ovunque, nelle città e nei borghi, sui monti e sulle spiagge, tra i boschi e sui prati, nei palazzi dei signori e nei tuguri dei plebei, l’importante decisione che ho preso, e che riguarda noi tutti».

«La preghiamo, signor Conte, non ci tenga col fiato sospeso. Ci dica! Pendiamo dalle tue labbra».

«Come sapete, io sono un uomo di poche parole».

«In effetti, da un anno non è che la si sia sentita parlare molto: piuttosto sentiamo continuamente le sue aspiranti fidanzate, Luigina Principessa di Avellino, e Matteina Granduchessa di Padania. A proposito, ha scelto quale delle due sarà la sua consorte?»

«No. La scelta deve essere un’azione meditata e condivisa, tale per cui la controparte esprima una valutazione non opinabile ma anzi fortemente motivata e orientata in una precisa e non equivoca direzione, alla quale io possa poi soggiacere, sì, ma a fronte alta».

«Che cosa ha detto, scusi?

«Non lo so. Come sapete, io sono uno che guarda ai fatti: ricorderete che avevo parlato di un anno bellissimo».

«Signor Conte, con tutto il rispetto, non ci sembra proprio che…»

«Nemmeno a me. Ma mica ho parlato di un anno bellissimo per voi: parlavo di me. Per me l’anno è stato bellissimo: prima di incontrare Luigina e Matteina non ero nessuno, un qualunque e oscuro barone in mezzo a tanti».

«Barone? Ma lei è Conte!»

«Sì, ma ero un barone nel mondo universitario. Dunque, dicevo, ero un oscuro barone».

«Ah, ecco. Beh, guardi, signor Conte: non è che adesso, senza offesa, lei brilli molto di più. Le sue aspiranti fidanzate, invece, sono sempre in primo piano: lanciano editti, fanno promesse, scagliano anatemi, annunciano mirabilie, bloccano porti, erogano redditi».

«Sì, ma in realtà chi comanda sono io».

«Sempre con tutto il rispetto, signor Conte, al riguardo abbiamo qualche dubbio».

«Voi dite, eh? Beh, debbo confessare che qualche dubbio, in effetti, ce l’ho pure io. È proprio per questo che vi ho convocati. Dovete comunicare ovunque, nel Bel Paese Ove Il Sì Suona, la mia ferma, irrinunciabile e granitica decisione proprio riguardo all’attitudine delle mie aspiranti fidanzate».

«Ci dica, signor Conte! Ci dica!»

«Voglio che attraverso voi si sappia ovunque, nel Bel Paese Ove Il Sì Suona, che io sono un uomo colmo di dignità e meritevole di onore e di rispetto, che ha una sola parola e che quando decide una cosa non torna mai sui suoi passi».

«Perbacco, signor Conte! Lei ci colma di stupore e meraviglia! Dunque, se volesse venire al punto…»

«Ecco dunque che vi informo della mia decisione. Ho inviato alle mie potenziali fidanzate un messaggio».

«Davvero? E cosa dice il messaggio?»

«Il messaggio, di inaudita fermezza e durezza, dice a Luigina principessa di Avellino e a Matteina Granduchessa di Padania che ne ho abbastanza dei loro capricci».

«Ma dài! E dunque?».

«E dunque, ho lanciato loro un ultimatum».

«Lei ci stupisce a tal punto, signor Conte, da quasi sgomentarci. E cosa dice il suo ultimatum?»

«Il mio ultimatum dice che le aspetto per un chiarimento a mezzogiorno, e che sono disposto ad aspettare fino all’una; dopo di che, se alle due non sono ancora arrivate, alle tre prenderò atto del loro atteggiamento e alle quattro, se continueranno a ritardare, deciderò che alle cinque sarà ora di prendere atto della situazione, e quindi alle sei me ne andrò a casa».

«E poi?»

«E poi mi metterò in poltrona»

«A fare che?»

«Ad aspettare: potrebbero sempre telefonare».

(Libera interpretazione di una conferenza stampa indetta da Giuseppe, Conte Valium, a cura di Giuseppe Riccardo Festa)

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