Giulio Regeni: tre anni domani e non sentirli

I risultati ottenuti sono inesistenti

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Tre anni domani, e sentirli tutti, dalla drammatica scomparsa di Giulio Regeni. Il ventottenne ricercatore italiano ucciso al Cairo in circostanze ancora non chiare, dopo aver subito dolorose torture in momenti diversi.

Un periodo molto lungo durante il quale sono stati fatti pochi passi
in avanti sul piano delle indagini giudiziarie.

Come hanno ben rappresentato ultimamente i massimi vertici della
Procura della Repubblica della Capitale, incaricata del caso, non si è più in grado di andare avanti.

I due nostri Vice Presidenti del Consiglio dei Ministri, Di Maio e
Salvini, quando erano all’opposizione hanno più volte sottolineato che
bisognava insistere sulle autorità politiche egiziane, affinché collaborassero nella scoperta degli spietati colpevoli.

Ebbene adesso hanno avuto la possibilità di farlo, rimarcando che la
magistratura egiziana non sta cooperando con quella italiana.

I risultati ottenuti sono inesistenti. Quindi, corre l’obbligo di replicare
ogni tipo d’insistenza sulla strada politico-diplomatica.

Giulio ormai non c’è più. La verità è un obbligo per la sua famiglia e
per i tanti nostri giovanissimi ricercatori in giro per il mondo, che
chiedono giustizia per un loro collega.

Forse è arrivato il momento di richiamare nuovamente in Italia il
nostro Ambasciatore in Egitto?

Un modo per riaccendere l’attenzione sul caso.

Serve un’azione forte da parte del Governo italiano per sbloccare una
vicenda che non può restare senza risposta.

Il tempo non può trascorre invano.

Nicola Campoli

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