Dal vangelo secondo Matteo (Salvini): “Furiosi gli Ultimo, se non saranno i primi”

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Dunque il festival è finito ma le polemiche, come di consueto, sono cominciate subito dopo; anzi, proprio durante, visto l’atteggiamento del giovane Unico, quello che ama i particolari della ragazza che lo ha lasciato ma non, evidentemente, quelli dei regolamenti, che pure aveva accettato partecipando alla gara. Non è stato infatti molto sportivo quando, alla dichiarazione di vittoria di Mahmood, mentre il trio de Il Volo sportivamente abbracciava il vincitore, se ne è rimasto, ingrugnato e rigido, due passi indietro a masticare fiele.

Non più sportivo si è dimostrato poi alla conferenza stampa quando ha apostrofato in modo poco amabile i giornalisti ed ha insistito sul fatto che la giuria popolare aveva decretato la sua, di vittoria: dichiarazione subito accolta dal leader del M5S, Luigi Di Maio, che come tutti sappiamo è estremamente sensibile agli umori delle giurie popolari, oltre che ai problemi del lavoro e della disoccupazione, come dimostra il caso Pernigotti. Di Maio, muovendosi nell’ambito delle sue tanto vaghe quanto estese competenze, ha immediatamente rilasciato una dichiarazione con la quale ha confermato che, l’anno prossimo, l’unico voto valido, a Sanremo, sarà quello popolare.

Anche il non meno sensibile, onnipresente e attento ministro Salvini si è schierato con Ultimo, così confermando le sue ben note ambizioni evangeliche.

Il presidente del Consiglio, al riguardo, non si è espresso ma certamente, accodandosi al presidente della RAI Foa che si è affrettato ad allinearsi, si adeguerà al pensiero dei suoi vice, i quali come è noto gli dettano la linea che poi lui, con piglio deciso e polso fermo, a sua volta indica a loro.

Non è mancato chi, dietro la vittoria del figlio di un immigrato, che inutilmente ha giurato di essere e sentirsi italiano e di chiamarsi in realtà Alessandro, ha visto il solito complotto della solita cricca demo-pluto-massonica, guidata dai giornalisti e pilotata dal solito, infido e astuto PD: i comunisti, si sa, in Italia sono sempre stati alleati dei poteri forti; e poi come la mettiamo con i Rettiliani, le scie chimiche, i pro-vax guidati da Burioni, Big Pharma e i francesi? E’ chiaro, affermano i soliti bene informati, che c’è sotto un sordido complotto ordito da tutte queste perfide entità per condizionare l’esito del festival.

Ma non dobbiamo preoccuparci. A dispetto di questa evidente ingerenza dei comunisti trinariciuti e dei loro alleati nella libera espressione del voto nazional-popolare, l’Italia è salva: i suoi veri problemi, le cose veramente importanti, sono in cima nell’agenda degli esponenti più in vista del suo governo: perché, d’accordo, lo spread vola, la produzione industriale diminuisce, il PIL arretra, l’evasione fiscale galoppa, la criminalità organizzata impazza, il debito pubblico è fuori controllo, ma – a parte il fatto che la colpa è notoriamente dei governi precedenti – prima di tutto viene il festival.

Perché Sanremo è Sanremo.

Giuseppe Riccardo Festa

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