Festa della Repubblica.

Ogni italiano potrebbe e dovrebbe porsi una domanda: Come l’hanno voluta i Padri Fondatori dopo la lotta contro la dittatura e la guerra di Liberazione? Sicuramente avevano in mente più giustizia e più legalità, nonché più solidarietà verso gli ultimi della scala sociale e gli indigenti e più polso duro verso chi non rispetta le regole. Quei Grandi Uomini, illuminati dalla fede e da grande senso dello Stato, hanno redatto una delle Costituzioni più belle del mondo, formata da 139 articoli – di cui 5 sono stati abrogati. Anche se per qualcuno quella legge fondamentale dello Stato può sembrare indigesta, la persona ricca di buonsenso civico e di valore patriottico è portata a pensare che: E’ meglio la peggiore democrazia che la migliore dittatura. Non è il nostro caso, bene inteso! Solo chi ha provato la differenza sulla propria pelle ha il diritto di giudicare! Stiamo vivendo il periodo più lungo della storia della Repubblica senza alcuna guerra nei nostri confini. 

La nostra Nazione ripudia la guerra come atto offensivo ed ama la pace; ma la pace vive sempre in un equilibrio instabile; i suoi veri nemici sono spesso in casa. Le persone sagge che ho incontrato dicevano che la pace è come una piantina che cresce solamente in quei luoghi dove gli uomini che li abitano imparano a volersi bene ed a rispettarsi. Il mio maestro di scuola e di vita Vincenzo ci dette un grande insegnamento: Prima di domandarti cosa può fare l’Italia per te, domandati cosa puoi fare tu per Lei. 

Ci sono le leggi e vanno rispettate; pretendere solo i diritti e non rispettare i doveri, si rompe l’equilibrio. Per passare dalla legalità all’illegalità il passo è molto breve; poi, c’è l’emulazione che se lo fanno gli altri, lo faccio anch’io; così quella che era una democrazia diventa un’anarchia. Guardate nel vostro piccolo: Se voi vi rispettate a vicenda; se voi vi aiutate se siete in difficoltà; se voi osservate le regole scolastiche; se voi vi comportate da alunni ed io da maestro ci sarà molto più ordine in classe; se voi rispettate l’aula e gli arredi fate la cosa giusta di lasciare a chi viene dopo di voi di potere usufruire degli stessi beni. 

Ecco lo Stato funziona se tutti i cittadini si comportano come voi vi comportate a scuola. Così parlò un maestro che considerava il suo lavoro come una missione; aveva creato un gruppo che aveva bandito la violenza in classe e cercava il dialogo e la diplomazia per risolvere le questioni interne; aveva fatto comprendere che i risultati si ottengono se si rema nella stessa direzione. Quei ragazzi – sono certo – sono diventati cittadini modello della Repubblica; hanno avuto l’esempio di come si sta al mondo. Quei miei compagni di classe hanno costruito ponti e non muri; li considero figli meritevoli della nostra Repubblica. Lasciano ai figli il testimone di essere degni di continuare la loro opera conservatrice dei Diritti Umani. Sono un esempio e un patrimonio di avere formato delle famiglie con alla base il rispetto e la salvaguardia di quei valori universali di convivenza.

Leggevo l’altro giorno una frase scritta su un muro. Ecco quel resta del Tricolore: Italiani al verde; notti in bianco; conti in rosso. Chi l’ha scritta è deluso dello Stato ed aspetta una risposta. Chi comanda ha il grande compito di far tornare il sorriso, il sonno e la tranquillità a quel cittadino scontento, che parla a nome collettivo. Se la frase è goliardica va bene per uno spettacolo di cabaret; se è scritta per attirare l’attenzione, verrebbe da dire povera Patria: E’ ora che chi di dovere si dia una mossa e inverta la rotta. Non è mai troppo tardi a fare qualcosa di buono nella vita.

Buona vita dal vostro scrittore Carmine Scavello

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