Fenomenologia del cretino da social network

Tutti sappiamo che il cretino da social network ha un rapporto conflittuale con la grammatica, l’ortografia e la sintassi della lingua italiana (per inciso, il cretino da social network non ha la più pallida idea della differenza che corre tra grammatica, ortografia e sintassi).

Corollario della caratteristica che precede, è che il cretino da social network è fiero della propria ignoranza, che ritiene una nobile dimostrazione del suo appartenere al popolo (il popolo è sempre sulla bocca del cretino da social network) e non esita a definire “professorone” chi osa metterlo di fronte ai suoi strafalcioni.

Sappiamo anche quanto il cretino da social network ami condividere i post che denunciano complotti e oscure manovre riguardanti ad esempio la diffusione di malattie da parte di malvagie entità sovranazionali, la pericolosità dei vaccini, la perniciosità delle scie aeree, l’inganno di chi vuole farci credere che la Terra non è piatta, i complotti di Bill Gates, di Big Pharma, di papa Francesco, dell’Europa, degli extraterrestri e dei rettiliani.

La caratteristica che precede è dovuta alle fonti di informazione del cretino da social network che, sdegnoso degli studi regolari e di ogni forma di approfondimento, ma forte in compenso di una formazione raccogliticcia, orecchiata, lacunosa e sbrindellata (quella che proviene dalla “università della vita”), non esita a invitare a studiare gli ingegneri, i medici, i fisici, i sociologi e gli specialisti in genere che osano contraddire le sue perentorie fregnacce.

Sappiamo, ancora, che il cretino da social network adora insultare gli interlocutori che si permettono di contraddirlo oltre che, in generale, le donne, soprattutto se fanno politica, e indulge con goduriosa per quanto sgrammaticata facondia nell’uso della volgarità e della minaccia oltre che nell’augurare ai suoi avversari morte e dolorose malattie.

Tutto ciò è ben noto. Ma a queste caratteristiche, credo sia opportuno aggiungerne un’altra che mi è capitato di rilevare quando, fatto oggetto delle attenzioni di qualche cretino da social network, sono andato a curiosare per conoscerlo meglio. Ho così scoperto che il cretino da social network è anche animato da un’irrefrenabile pulsione al cambiamento della sua immagine del profilo.

Non solo questa, beninteso: il cretino da social network adora anche, con legittimo orgoglio, informare il suo pubblico circa il livello che ha raggiunto impegnandosi con strenua dedizione su un certo gioco on line, per esempio; e tra un record e l’altro posta anche, frequentemente, idilliche immagini di fiorellini, di bambini, di cerbiatti, di madonnine e di padri pii.

Ma il cambio dell’immagine di profilo è più patologicamente frequente. Taluni, in mancanza di nuove proprie foto (occhieggianti da dietro gli occhiali da sole, negligentemente a cavalcioni di un muretto, emergenti dalle onde in guisa di Venere nascente, golosamente gustando un dolce, avidamente sorbendo un mojito, intensamente assorto a guardare il nulla in stile Toninelli) nel cambiare profilo non esitano, colti dalla incontenibile pulsione, a postare più volte, a ripetizione, la stessa immagine.

Il cretino da social network adora mostrarla, la propria immagine, e così la propone sulla sua pagina facebook in modo compulsivo, esibendone tutte le sfaccettature e le espressioni.

È il modo che ha, il cretino da social network, per dimostrare, forse prima di tutto a sé stesso, di esistere, aspettando ansioso gli immancabili  “like” dei suoi innumerevoli amici di Facebook, che sono tutti animati come lui da analoga pulsione: “posto, ergo sum” potrebbe essere il suo motto, se non fosse che non ha mai sentito nominare Cartesio.

Il quale, come tutti sanno (tutti, ovviamente, meno i cretini da social network) in realtà disse “Cogito ergo sum”: penso, dunque sono.

Uno sforzo eccessivo per il cretino da social network. Lui è capace di insinuare, insultare, inveire, pontificare a sproposito, sproloquiare, straparlare e, come dicevo, esibire la propria immagine: in queste attività è imbattibile.

Ma pensare, diamine, no: pensare è un’attività che non gli appartiene e che, oltre che troppo faticosa, il cretino da social network ritiene anche assurda e inutile.

Se no, è ovvio, non sarebbe un cretino da social network.

Giuseppe Riccardo Festa

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