Fausto Coppi: il Campionissimo

Il suo mito non terminerà mai

Fausto Coppi

Se c’è un campione italiano del passato in campo sportivo che ricordo ben volentieri e che non ho avuto piacere di conoscere in vita, e del quale non ho potuto constatare le autorevoli gesta, questo è Fausto Coppi.

Moriva ben 60 anni fa, all’età di 40 anni, avendo contratto una brutta malaria durante una gara in Africa. 

Il suo mito non terminerà mai. Sarà ricordato per aver vinto tutto quello che c’era da vincere nei suoi 20 anni di carriera. Lo ricordiamo come uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi.

Le sue imprese sportive e le tragiche circostanze della morte ne hanno fatto un’icona indimenticabile della storia sportiva del nostro Paese.

All’epoca la notizia della sua morte ammutolì l’Italia intera che rimase nell’apprendere la terribile notizia sbalordita e incredula.

Leggendaria fu la sua rivalità con Gino Bartali. Un confronto che divise l’Italia nell’immediato dopoguerra.

Ha primeggiato in più di 150 le corse tra strada e circuiti. Inoltre, il carradore  piemontese ha indossato per 31 giorni la maglia rosa del Giro d’Italia e per 19 giorni la maglia gialla del Tour de France. 

Nel ricordo dei 60 anni dalla morte, non si può dimenticare uno spaccato in particolare della sua vita privata, che fece discutere molto e che contribuì in qualche modo ad accrescere la sua fama. 

Coppi si innamorò, già sposato e padre di una bambina, della famosa Dama Bianca anch’ella sposata e dalla cui relazione nacque il figlio Faustino, in un’epoca in cui le separazioni erano addirittura reato. 

Anche in questo, seppur senza volerlo, offrì indirettamente un contributo di crescita e di discussione, diventando un protagonista sociale e del costume dell’Italia che stava riemergendo dopo la seconda guerra mondiale.

Fausto: mai Ti dimenticheremo!

Nicola Campoli

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