Elena e Diego: vittime della possessivitá

I figli non sono per niente di proprietà di uno e di un altro genitore

Un padre che uccide tragicamente, come raccontano le cronache recenti, i suoi figli non è una follia. 

Anzi. È un atto, onestamente, di puro egoismo che non poggia su nessuna saggia riflessione

Certo non ho alcuna intenzione di elevarmi a giudice su una vicenda, uguale a tante altre che si ripetono con molta frequenza,  che ha segnato in modo definitivo una famiglia. 

I figli non sono per niente di proprietà di uno e di un altro genitore. E pensare di segnare il loro destino, addirittura, perché accompagnino nella morte uno dei due: è assurdo. 

Ciò che è avvenuto nella casa di vacanza di una famiglia, uguale a molte altre, nei pressi di Lecco ha dell’inverosimile. Eppure è successo.

Quella frase, lasciata da un bigliettino, “Non vedrai mai più i tuoi figli” mi appare qualcosa di inaccettabile. 

Un messaggio di dolore immenso alla sola lettura che nasconde un immaginario di inaudita violenza. 

L’uomo che ha deciso di finire la vita dei suoi figli, perché la moglie avesse deciso di separarsi, ha commesso un reato pari a una strage di quelle che sentiamo spesso a livello internazionale. 

Il cattivo sentimento del possesso nei confronti, in questo caso dei figli, è qualcosa di inaccettabile.

Nessuno, e ripeto nessuno, può avere la proprietà di altri. Ancora di più dei suoi figli, nonostante li ha messi al mondo.

Parliamo di un rito e costume che appartiene ad altre epoche e che speriamo sia di sicuro alle nostre spalle. 

Quello dei due ragazzi è un sacrificio troppo forte. Sovrumano. E, allora, mi viene da pensare. 

Quanta strada, allora, deve ancora fare la diffusione di processo culturale, affinché si possa combattere atteggiamenti che non hanno alcuna giustifica. 

Quest’orrore, frutto di un’estrema vigliaccheria, deve finire! Basta.

Nicola Campoli

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