É giusto far cambiare programmi ai nostri figli?

Tra i temi più dibattuti tra gruppi di genitori di ragazzi ventenni, sotto l’ombrellone in questi fine settimana di luglio, é se lasciarli o meno viaggiare per il mondo. Se assecondare le loro naturali curiosità di scoprire altri Paesi, conoscere i loro coetanei, le loro abitudini e divertimenti.
genitori-e-figliLe ultime drammatiche vicende degli attentati terroristici ha fatto piombare tanti padri e madri nell’angoscia più acuta. In fondo, la preoccupazione é tanta e non si sa quale strada intraprendere. Quella di non limitare i propri figli nella scelta dei loro viaggi estivi o chiedere di sacrificarsi, scegliendo mete meno a rischio.
Non so se sia giusto farsi trasportare da un vortice di paura e ansia. Certo quello che sta accadendo in questi ultimi mesi non c’era mai stato. Mai si erano fatti i conti con tali sconfinati e imprevedibili insicurezze.
Le cronache ci raccontano che le vittime del terrorismo in Europa oggi sono in numero ridotto rispetto gli anni settanta e ottanta del secolo scorso, ma in quel caso le stesse si concentrarono in solo poche Nazioni. E questo fa tanta differenza rispetto ai tempi che stiamo vivendo. Altra novità è rappresentata dal fatto che con i social tutto sembra a portata di mano. Dietro l’angolo.
E allora che fare? É giusto far cambiare programmi ai nostri giovani? Obbligandoli a vivere la loro età in un modo che non li apra la mente su tutto quello che di positivo offre il mondo?
Non ho figli di un’età matura per trovarmi nelle condizioni di dover decidere come tanti miei coetanei. Li ho ancora piccoli e vincolati. E con questo non mi sottraggo al confronto. Non so se sia o meno una fortuna per i tempi che si corrono.
Nonostante non esiste un unico nemico da cui difendersi, ma tutto resta altamente rischioso, dobbiamo sconfiggere le nostre paure. Abbiamo l’obbligo di farlo per i nostri figli. Per onorare i tanti giovani italiani che hanno perso la vita in questi mesi, lontano dal loro Paese e i loro affetti più cari.
Evitiamo ai nostri ragazzi di stravolgere i programmi di viaggi, i sogni, l’amore per un mondo di pace. Spingerli a rinunciare ai loro momenti indipendenti di evasione, sarebbe un grave errore. Vinciamo le nostre paure. Non tormentiamoli. Mostriamoci sereni nel dialogo con essi. Al contrario, alimentiamo e stimoliamo le loro passioni di conoscenza e curiosità.
La vera formazione di vita passa per tali spaccati. Il clima di odio va vinto con la normalità. A partire dai prossimi progetti di vacanza e programmi di viaggio per il mondo. Al panico rispondiamo facendoci coinvolgere nello studio di itinerari internazionali che li arricchiscono di valori, facendoli tornare più forti e speranzosi per un futuro ricco di naturale ambizione.
Nicola Campoli
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