Dottoressa Boschi, quella è la porta.

Niente di personale, Signora: mi limito a ricordarle le sue stesse parole: “giudicatemi dalle riforme, e non dalle forme”. Le disse lei tre anni fa, appena insediata al ministero, appunto delle Riforme, nel corso di un’intervista a Le invasioni barbariche.

Sono perfettamente d’accordo con lei, Signora: chi fa politica va giudicato dalla sua attività politica e null’altro, men che meno dall’aspetto fisico: si chiami Boschi, Fassino, Brunetta o Santanchè.

Il punto, Signora, è che il giudizio c’è stato, sgradevole quanto vuole, ma c’è stato. E non conta che chi le scrive queste note fosse o meno d’accordo con lei. Conta che lei è stata giudicata dalle riforme, e quel giudizio è stato una bocciatura.

Lei ha anche dichiarato, in modo inequivocabile, che qualora quelle riforme fossero state bocciate, avrebbe preso atto della cosa e si sarebbe dimessa dall’incarico che ricopre.

Ora leggo sui giornali che il suo posto da ministro sarebbe in bilico. In bilico? No, Signora: mi spiace ma per lei non ci deve essere alcuna formula dubitativa: lei deve rassegnarsi e andarsene, punto.

Magari potrà riprovarci più in là (molto più in là), in un contesto eventualmente cambiato, con equilibri e orientamenti nuovi più vicini alla sua visione delle cose; ma oggi lei, e con lei tutti coloro i quali, avanzando la loro proposta politica se la sono vista bocciare, oggi lei, dicevo, deve semplicemente prendere atto della situazione, ricordarsi delle sue stesse parole e ritirarsi in buon ordine.

Avrebbe dovuto essere più prudente prima. È molto facile promettere cose del genere quando si pensa di avere la vittoria in pugno. Se la cosa può consolarla, la informo che è in buona compagnia. Ricordo che Marco Pannella, buonanima, era abbonato alle “minacce di dimissioni”. Una volta le diede, da parlamentare, e poi s’infuriò perché i suoi colleghi anziché respingerle, come era d’uso, invece le accolsero. Anche l’attuale presidente della Lombardia Roberto Maroni, una volta, rassegnando le dimissioni da ministro, disse che la sua avventura politica finiva là. E lo stesso fece, alla caduta di un governo che presiedeva, Giuliano Amato. Poi c’è stato Beppe Grillo, che aveva giurato di abbandonare la politica se il suo partito avesse perso le elezioni europee, e c’è stato Matteo Renzi, che ha sì dato le dimissioni da presidente del Consiglio, ma non sembra più intenzionato di Beppe Grillo ad abbandonare la partita.

Sarebbe tanto bello, gentile Signora, se lei desse in buon esempio e dimostrasse di possedere una dote molto rara fra i politici nostrani, e che si chiama coerenza.

Ma temo, sia con lei che con tutti gli altri (almeno quelli ancora viventi) di chiedere troppo.

Giuseppe Riccardo Festa

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