Deputata Meloni bocciata in Diritto (e non solo lei).

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In questo momento di confusione, come già spesso in passato durante altri momenti di confusione  (che poi nella politica italiana sono la regola), c’è chi, come la Signora Meloni, da più legislature Deputata al Parlamento, invoca il rispetto del primo articolo della Costituzione, del quale cita una frase ripetendo usque ad nauseam, essendo caduto un governo a lei sgradito solo in teoria e prospettandosene uno a lei sgradito anche in pratica, che “la sovranità appartiene al popolo” e che quindi bisogna tornare alle urne per nuove elezioni politiche: sull’onda dell’esito delle recenti elezioni europee, evidentemente, la Signora Deputata Meloni prevede un risultato molto lusinghiero per il suo e per il partito di Matteo Salvini, accomunati dalla forte antipatia per le istituzioni parlamentari di cui fanno pur tuttavia parte.

La Signora Deputata Meloni, dicevamo, invoca il primo articolo della Costituzione; ma, a dispetto della sua ormai pluriennale esperienza parlamentare, si ferma per così dire alla prima stazione, dimenticando di leggerne il seguito. Noi, per migliore chiarezza, ci prendiamo la libertà di proporlo integralmente: L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Il grassetto è d’obbligo, perché serve a chiarire un punto fondamentale. Con buona pace della Signora Deputata Meloni, infatti, i Padri Costituenti avevano chiaro in mente che, come in passato, anche in futuro avrebbe potuto salire sui pulpiti qualche politico troppo disinvolto, smanioso di plebisciti e ansioso di arrogarsi il diritto di parlare a nome di quell’entità chiamata “popolo” che, indistinta, multiforme e non ben definibile ovunque nel mondo, è quanto mai imprevedibile, mutevole e ondivaga nel nostro Paese.

Dunque, la Costituzione non prevede affatto che ad ogni alito di vento si vada a chiedere al popolo cosa vuole: il popolo vota, poi è nelle sedi parlamentari che si formano le maggioranze che a loro volta esprimono il governo del Paese. È solo se una maggioranza non si riesce a formarla che si ritorna alle urne e, allora sì, il popolo esercita, attraverso il voto, la sua sovranità.

Il governo, chissà quante volte bisognerà ripeterlo, non è, non è mai stato e mai sarà eletto dal popolo, almeno fino a che resterà in vigore la Costituzione attualmente vigente: è formato di ministri proposti dal Presidente del Consiglio e nominati dal Presidente della Repubblica, e deve ottenere la fiducia delle Camere.

Con buona pace della Signora Deputata Giorgia Meloni, se il Parlamento esprime una maggioranza – che a lei sia o meno gradita non fa assolutamente nessuna differenza – il ricorso alle urne non è previsto ed è anzi del tutto fuori luogo.

Già scarsa, dunque, in biologia marina (cfr. il famoso caso delle zucchine di mare) oltre che in Diritto Civile visto che, paladina della “famiglia tradizionale”, si è riprodotta senza acquisire il vincolo del matrimonio, né religioso né civile, la Signora Deputata Giorgia Meloni si dimostra zoppicante anche in Diritto Costituzionale.

Ma a tanti italiani – probabilmente al “popolo” tanto caro alle Giorgie Meloni che rumorosamente quanto inutilmente scaldano gli scranni delle Camere – non interessa che i loro eletti sappiano di biologia né di diritto, che sia civile, costituzionale, pubblico o privato; o quanto a questo, che sappiano qualunque cosa di qualunque argomento.

A quel “popolo” basta che i loro eletti gli liscino il pelo e gli facciano i discorsi che vuole sentire; conta poco che, come accade spesso – e come accade sempre quando a parlare è la Signora Deputata Giorgia Meloni – siano discorsi infarciti di una crassa, profonda e imbarazzante ignoranza.

Conta poco perché quell’ignoranza non è solo crassa, profonda e imbarazzante: da quel popolo è anche orgogliosamente condivisa.

Giuseppe Riccardo Festa.

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