Davide Nicola: un uomo fuori dal comune

Per lui confesso ho sempre avuto un gran debole

Non conosco personalmente Davide Nicola, il tecnico che ha portato di recente il Genova a conquistare l’attesa salvezza nel campionato di massima serie. Per lui confesso ho sempre avuto un gran debole, da quando di preciso conquistò uguale risultato, ma seduto sulla panchina del Crotone.

Lo vedo una persona fuori dal comune e in particolare oltre certi e scontati schemi, dettati dal mondo del calcio, forse anche per il grave dolore familiare che porta con se.

Mi ha fatto molto piacere leggere la bellissima nota che ha voluto riservare alle nuove generazioni. Una lettera scritta di proprio pugno – pubblicata di seguito – centrata sulla visione di un eventuale fallimento sulla strada verso la conquista di un obiettivo che, tuttavia, non deve assolutamente rappresentare qualcosa da cui farsi schiacciare, ma solo cogliere come una significativa esperienza: una delle tante!

Il suo impegno sulla panchina del Genova è stata una storia finita con un lieto fine. Di lui ricorderò sempre con emozione le immagini di festa dentro lo stadio, seppure senza tifosi.

E’ stato commovente, infatti, quando il tecnico è andato a esultare sotto la curva Nord, senza tifosi, indossando una maglia, ideata dallo stesso, con sopra stampata una foto, regalatagli dai tifosi, di lui giocatore del Genoa con sulle spalle il figlio piccolo Alessandro, che è venuto a mancare nel 2014 in un incidente stradale. Sono messaggi di forte impatto e valore per i giovani, affinché da questi esempi ricavino il massimo degli insegnamenti, quale importante bagaglio per affrontare gli imprevisti e il bello che riserva la vita.

Lettera

Mancano due minuti alla mezzanotte del 1 di agosto… il che significa che tra due minuti scatterà il 2 agosto! Ultima giornata di campionato, tutto in un solo giorno, tutto il lavoro di questi interminabili 7 mesi.
Speranze, timori, emozioni passate convergono in questo ultimo giorno di campionato , dove tutto è ancora in ballo. Dentro o fuori? Tutto o niente? Si è così e però a pensarci bene …non è neanche così … nel senso che pur essendo giudicati dai risultati che potrebbero arrivare oppure no, c’è di mezzo un lavoro prezioso, minuzioso, efficace che però perderebbe di valore ed interesse se non si completasse l’opera.
Che tristezza a pensarci bene, è il classico messaggio che passa la nostra società e la nostra cultura ai più giovani. Tutto ciò fa perdere fiducia al giovane che si appresta a costruire la sua lunga strada ossia trovare il suo posto nella vita. Se perdo non valgo niente, se vinco sono il più forte, il più bravo, il più bello. Non c’è da meravigliarsi che gran parte di essi poi facciamo fatica a prendersi delle responsabilità… o ad affermare se stessi o a piacersi o a definirsi ed immaginarsi uomini di successo.
In realtà bisognerebbe oggettivamente analizzare che il giovane può diventare un vincente se si considera la sua esperienza come processo migliorativo, inevitabile per costruire la sua identità e per conoscersi come potenzialità.
indipendentemente dal successo ottenuto in una data situazione. Galimberti però dice che l’identità è data dagli altri… forse è il motivo per cui molti giovani non sono capaci di riconoscersi in questa società, rimanendone delusi.
La paura del fallimento porta a rifiutare l’azione che ti porta al successo e come ben si sa prima del successo ci sono una lunga lista di fallimenti.
Come possiamo migliorare questo freno per l’essere umano?
Semplicemente rischiando di fallire cambiando la visione del fallimento in una visione orientata al tentativo di successo.
Elogiando il tentativo come l’azione più nobile … molto più nobile del successo in se. Oggi non mi sento più capace se vinco
Non mi sento più incapace se perdo, sono consapevole di vincere o di perdere ma sono più consapevole del percorso fatto per inseguire una meta ed è questo che fa di me un vincente.

Nicola Campoli

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