Da terrone, ringrazio Vittorio Feltri

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Le più recenti esternazioni di Vittorio Feltri sono attribuite da alcuni alla sua età ormai avanzata e ad un certo rallentamento delle capacità di raziocinio, frequente con l’invecchiamento, che con un termine poco scientifico è definito “rimbambimento senile”.

Ma Feltri non è affatto rimbambito. Se un effetto la vecchiaia sta avendo sulla sua psiche, è di indurlo a manifestare senza reticenze la sua vera natura e il suo pensiero più profondo, che sono intrisi di un razzismo tanto becero quanto spocchioso e compiaciuto.

Feltri adora insultare i meridionali. Di proposito e con gusto evidente, sgranocchiando il termine fra le labbra ripiegate nell’abituale, sprezzante e altezzosa smorfia, ha riesumato la parola “terrone”, un termine che la propaganda leghista in salsa salviniana aveva relegato in soffitta, visto che la Lega salviniana, di Feltri tanto più astuta quanto più ipocrita, quei “terroni” tanto detestati dal giornalista bergamasco li liscia e li lusinga, al punto di riuscire a indurne parecchi a dimenticare la storia della Lega e le sue più profonde motivazioni, e, ciechi e giulivi, a votarla.

Quindi a Vittorio Feltri, lungi dal dargli del rimbambito o dall’indignarsi per le sue bordate di grossolani e scomposti insulti (ne ha e ne ha avuto per tutti, da Carola Rackete ad Andrea Camilleri), bisogna riconoscere un preziosissimo merito: estraneo alle esibizioni ed agli slogan che Salvini adatta di volta in volta alla parte del Paese da circuire, sul tipo “prima gli italiani”, “prima gli abruzzesi”, “prima la Basilicata”, “prima i calabresi”, prima questo e prima quello, Feltri infatti, furibondo per l’estromissione della Lega dal governo, esprime i veri, sinceri, profondi e inamovibili sentimenti della base leghista. Sentimenti che ripropongono i frusti, logori e squallidi luoghi comuni, e le frasi fatte, che per anni hanno alimentato il leghismo, a partire dalla regina delle panzane, secondo la quale il Sud s’ingrassa a spese e alla faccia del Nord.

Da terrone qual sono, e orgoglioso di esserlo, ringrazio dunque Vittorio Feltri che, diversamente da Salvini e dai suoi astuti “spin doctor”, dice sinceramente quello che lui e i leghisti tutti, inclusi ovviamente Salvini e “spin doctor”, pensano davvero di noi meridionali. Chissà? Forse, per merito di Feltri, anche i miei conterroni che si sono lasciati incantare dalla retorica salviniana usciranno dal sortilegio e torneranno in sé.

Spes ultima dea.

Giuseppe Riccardo Festa

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