DA GIOVEDÌ “SINISTRA” NON È PIÙ UNA PAROLACCIA

La frana sembrava inarrestabile, dopo le ultime elezioni francesi che, anche a causa della catastrofica presidenza Hollande e delle faide interne, hanno visto il Partito Socialista Francese liquefarsi miseramente. Ma il declino era cominciato molto, molto prima: un flusso di marea neoliberista, a partire dal governo di Margaret Thatcher in UK e dalla presidenza Reagan negli USA, ha pian piano sommerso il mondo occidentale, si è rafforzata col crollo dell’URSS ed è diventata inarrestabile con le finte amministrazioni di sinistra del governo Blair sempre in UK e della presidenza Clinton ancora negli USA. In Italia, Achille Occhetto decretava la morte del PCI, che di sigla in sigla vedeva il suo rosso scarlatto diluirsi sempre di più fino ad arrivare al rosa pallido tendente al bianco del PD di Matteo Renzi, mentre Silvio Berlusconi imperversava usando a mo’ di clava l’accusa di comunismo contro chiunque fosse o anche gli sembrasse appena appena un po’ orientato a sinistra: alla lunga, svuotati del loro contenuto politico ormai sconosciuto ai più, gli aggettivi “comunista” (soprattutto) e “socialista” sono diventati sprezzanti insulti, intesi a tappare la bocca a chiunque osi contestare le magnifiche sorti e progressive del liberismo dilagante, rampante e arrogante che negli ultimi trent’anni ha distrutto i ceti medi, arricchito a dismisura i ricchi, aumentato il numero dei poveri ed eroso welfare e occupazione un po’ dappertutto.

E poi è arrivato lui.

Jeremy Corbyn  ci ha spiazzati tutti, rivitalizzando un’idea di sinistra politica che sembrava oramai definitivamente archiviata.

Era imbarazzante, Corbyn, perfino nel suo stesso partito, con quelle assurde idee di giustizia sociale, di uguaglianza, di far pagare più tasse ai ricchi, di rinforzare il sistema sanitario: insomma, con quelle idee di sinistra tanto démodé in un mondo in cui essere “di sinistra” era oramai soltanto un modo generico ma senza contenuto di distinguersi dagli “altri”, anche se i programmi, in fondo, erano gli stessi.

Eppure, a dispetto delle fronde interne e dell’immagine che se ne aveva all’esterno di personaggio superato e fuori dal mondo, Corbyn ha operato una specie di miracolo: grazie a lui i poveri, in Inghilterra, si sono accorti di essere stati menati per il naso per decenni; e gli hanno dato retta.

L’ondata di consenso che Theresa May credeva di raccogliere non c’è stata. Il suo partito, che aveva la maggioranza assoluta nella Camera dei Comuni, ha subìto una mezza débacle; e May, che comunque resta abbarbicata al portone del numero 10 di Downing Street (chi critica i politici nostrani e il loro attaccamento alle poltrone ammetterà che tutto il mondo è paese), costituirà un governo debole sia all’interno che verso quell’Europa dalla quale, abbandonandola, contava di ottenere molto senza concederle nulla.

Le elezioni inglesi hanno avuto un immediato riflesso anche in Italia, dove le smanie elettoralistiche di Matteo Renzi si sono improvvisamente placate e la sua tendenza a cercare sponde verso destra, in campo berlusconiano, ha subìto un subitaneo capovolgimento: ora il segretario del PD guarda verso Giuliano Pisapia, un altro che, come Corbyn, alla parola “sinistra” dà un sapore che sa di rosso antico (e non mi riferisco al vino liquoroso della Buton). Ma Pisapia non si accontenterà di vaghe promesse: sa che Renzi vuole restare protagonista, e sa anche che da solo non può farcela. Esigerà impegni precisi e chiari: un programma che dica basta al liberismo mascherato di una sinistra imbelle e tale solo a chiacchiere, come è appunto quella di Renzi (ma anche del pacioso Veltroni prima di lui).

È presto per trarre conclusioni:  forse il successo di Corbyn resterà un semplice episodio, e forse le elezioni amministrative di domani, qui in casa nostra, smentiranno la mia verbosa analisi.

Ma forse, e oso sperarlo, i popoli europei, incluso il nostro, la smetteranno di dare retta a leader che predicano “meno tasse per tutti” e poi praticano “meno pensioni, meno sanità, meno scuole, meno sicurezza”. O peggio, altri che urlano, strepitano e sbavano dai palchi dei comizi, sbraitando contro tutto e contro tutti, promettendo molto ma senza spiegare come mantenerlo: meglio un pacato Corbyn o un altrettanto pacato Pisapia, che senza fare chiasso e senza insultare nessuno stanno ricostruendo, in Inghilterra e in Italia, una sinistra degna di questo nome.

Giuseppe Riccardo Festa

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