Cosa nascondeva quel sorriso?

Un sorriso può trasferire innumerevoli sensazioni.

Sorriso

Un sorriso può trasferire innumerevoli sensazioni. Svariati e contrastanti sentimenti. Amore e dolore, passione e disinteresse nello stesso tempo.

Non é detto che un sorriso manifesti sempre momenti di contentezza o entusiasmo. Al contrario può celare una barriera impenetrabile. Oltre la quale non c’è posto per nessuno.

Una sorta di difesa a protezione di un mondo interiore che non si vuole far trasparire, tenendolo nascosto. Il più delle volte a tutti indistintamente.

Non é egoismo. Ma soltanto un modo per difendersi da chi vuole scavarti dentro anche a fin di bene. Ma non ti fidi. E forse una ragione pure ci sarà.

Dinanzi al suo sorriso Marco più volte si soffermò. Si domandava quanto di vero ci fosse. Ma i dubbi lo assalivano. La brillantezza di quella persona non lo convinceva.

C’era un lato triste che velatamente adombrava quel sorriso. Non riusciva a comprenderlo. Non se ne faceva una ragione.

Eleonora era sempre cordiale e socievole. Ma il suo smagliante e coinvolgente entusiasmo nascondevano un vuoto. Una mancanza. Altrettanto la voce deliziosa copriva qualcosa di terribile.

Che a parole non veniva mai fuori. Nulla fuori luogo. Tutto secondo un copione imparato a memoria che recitava con naturalezza.

Non si tradiva. Non dava spazio a un momento di intimità. Tutto procedeva lungo un maniacale e abituale solco, cui faceva compagnia l’immancabile è sconvolgente solitudine.

Erano frazioni di secondo che Marco fotografata nella sua mente. Su cui a lungo rifletteva. Cercava di trovare spunto da quel sorriso che non lo convinceva affatto. Avrebbe voluto tanto scoprirlo. Interpretarlo.

Si incrociavano in palestra. Entrambi di corsa a prendere i loro piccoli pargoli. Pochi attimi di saluti e poi via ciascuno per la sua strada. Mai nulla che li potesse far soffermare qualche secondo in più. Due perfetti sconosciuti.

Quella continua ricerca della luce della verità emerse all’improvviso. Quando meno Marco se lo aspettava. Un parto doloroso cui mai avrebbe voluto assistere.

Fu una coincidenza? Nemmeno a pensarlo.

Eleonora che aveva capito – come capiscano e percepiscono prima tutte le donne – di essere osservata e studiata non ci pensò su un attimo. Colse solo il momento giusto. E affrontò di petto quel viaggio breve che la portò a dichiararsi seppure a un estraneo.

Il suo dramma intimo la convinse a malincuore a doversi svelare. E l’amara rilevazione sconvolse Marco che non seppe trattenere la sua emozione. Le sue lacrime scesero giù come un torrente in piena. Non riuscì a fermarsi. Il suo cuore batteva forte e impaurito.

E allora cosa era accaduto a Eleonora?

“Non mi cercare. Non mi guardare. Lasciami sorridere. Lasciami fingere. Il mio cuore piange mio figlio”! Così si confessò Eleonora e così sul quel sorriso calò un velo di tristezza, al solo pensiero di quanto una donna così speciale, fosse capace di proteggere il dolore più profondo e coraggioso.

“Eleonora vorrei tanto restituirti il sorriso del cuore. Facendolo ridiventare vero e non più finto. Non più avvelenato dall’immane tragedia. Ridando brillantezza e sincerità. Ma non credo di avere la forza. Neanche per finta, ridandoti quell’affetto che ti manca tanto. Che é venuto a mancare senza avvisarti “. Marco sapeva di aver perso.

A quel sorriso doveva pensare così come era. Bisognava essere coerenti: niente avrebbe potuto giustificare quel dolore. Fine della storia.

Nicola Campoli

 

 

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