“Ciao mamma, grazie per tutto quello che hai fatto per me”

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Come non soffermarsi sulle parole che Gloria Trevisan, la giovane italiana morta tragicamente con il suo compagno nell’incendio della torre di Notting Hill a Londra, a rivolto alla madre prima di chiudere drammaticamente per sempre i suoi occhi.

Ciao mamma, grazie per tutto quello che hai fatto per me“. Un messaggio di un valore simbolico e morale incommensurabile che fa comprendere quanto siano stati duri quegli ultimi istanti e i sacrifici dei suoi genitori, pur di vedere una figlia soddisfatta e gioiosa di cogliere le opportunità di lavoro offerte da un Paese che in fondo non era il suo.

Gloria e il suo compagno Marco, dopo la laurea, avevano pensato di affrontare una nuova sfida all’estero, cercando di non gravare più sulle loro famiglie che già tanto avevano fatto per entrambi portandoli alla laurea in Architettura raggiunta con il massimo dei voti.

L’avventura londinese per i due ragazzi italiani era diventata un duro banco di prova per costruire un futuro che in Italia gli era stato precluso, all’indomani del raggiungimento dell’ambizioso traguardo universitario.

Una piaga sociale questa che é ormai comune a tantissimi loro coetanei e che genera un sentimento fatto da da un misto di rabbia e impotenza, che non offre alcuna speranza per un futuro diverso e migliore. Se non l’arrangiarsi come meglio si può. 

Dobbiamo riflettere molto e tanto su questa criticità che mina alla base ogni sogno delle nuove generazioni, costrette a imbattersi in Italia in condizioni lavorative davvero raccapriccianti se non proibitive, che obbligano coloro che hanno un minimo di dignità e ambizione a tentare inevitabilmente soluzioni estere.

A cosa andremo incontro nei prossimi anni? Cosa diciamo ai nostri figli oggi in età adolescenziale? Che siamo un grande Paese, ma non una grande Nazione pronta a pianificare le condizioni per costruire il cambiamento sempre fermo ai blocchi di partenza? Come sollevare da uno scoramento generale genitori e figli,che da parte loro possono fare poco, se non infondere speranza per un qualcosa che, però, tarda ad avvenire?

Qualcuno provi a tenere alta la bandiera dell’interesse generale e non più dell’interesse particolare che ha portato alla deriva uno dei Paesi, cioè l’Italia, più belli al mondo, ma che poco fa per i propri giovani, abbandonati a un destino che non meritano e che li conduce, loro malgrado, lontani dagli affetti e in alcuni casi addirittura a perdere la vita per fatti e vicende di cui non sono colpevoli. 

Nicola Campoli 

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