Ci mancava solo Emanuele Filiberto

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E così, come se non bastasse il balletto dei sì, dei no, dei forse e dei mai messo in scena dai tanti (troppi) leader del PD a proposito di una possibile alleanza con i grillini per fare un nuovo governo, cui risponde analogo balletto da parte dei leader-non-leader grillini (che di leader, dicono, non ne hanno), che forse oggi, a pranzo dal fondatore, decideranno che il PD non è più “il partito di Bibbiana” e che con l’ex super-arci-mega-extra nemico possono fare il governo.

Come se non bastasse, a proposito di questo futuribile esecutivo, la ridda delle definizioni – balneare, di programma, di legislatura, di salvezza nazionale, “di Ursula”, eccetera – che, pur se esso ancora non esiste, già gli vengono attribuite.

Come se non bastasse Marco Travaglio, che dopo aver riversato sul PD ogni possibile accusa, contumelia, insinuazione, vituperio e insulto, ora lo invita ad allearsi col suo amato Movimento 5 Stelle.

Come se non bastasse la tigna feroce di Matteo Salvini che “a malincuore” (ipse dixit) lascia infine sbarcare a Lampedusa i minori raccolti dalla Open Arms nel Mediterraneo, poiché nella sua ferma decisione di difendere la sicurezza del Paese, egli sa quale immane pericolo rappresentino i ragazzini scampati ai lager libici.

Come se già gli animi non fossero esasperati da tutto questo e molto altro, su cui soprassiedo per umana pietà verso me e verso chi mi legge, ecco che ora (squilli di tromba, rulli di tamburo e tappeti rossi) arriva la ciliegina sulla torta: anche Emanuele Filiberto di Savoia si unisce alla lista degli aspiranti salvatori della Patria e informa i sudditi – pardon, i cittadini – di aver ricevuto milioni (ripeto: milioni) di lettere che lo invitano a scendere in campo.

Ma chi saranno questi milioni di cittadini che vogliono vedere Emanuele Filiberto di Savoia a capo di un partito o addirittura del governo italiano, seduto magari sul trono ove il nonno posò le auguste terga, anche se per un solo mese?

Finora eravamo abituati a pensare che gli italiani si dividessero, a parte la folla degli ignavi non votanti, fra creduli grillini, rabbiosi salviniani, amletici piddini, furiosi meloniani e altre irrilevanti, per quanto rumorose frattaglie, di sinistra e di destra.

Scopriamo invece che, udite udite, milioni di loro implorano di entrare in politica il regale Emanuele Filiberto, già testimonial dei sottaceti Saclà e improbabile finalista del festival di Sanremo, affinché rinverdisca i fasti dei suoi ben poco fastosi antenati, noti più per la loro imbarazzante grossolanità (Vittorio Emanuele II), la loro avversione per il popolo affamato (Umberto I che decorò l’infame generale Bava Beccaris) e il peggiore di tutti, quel Vittorio Emanuele III che diede il potere a Mussolini, promulgò le leggi razziali e non alzò un dito per impedire che nascesse in Italia la peggiore dittatura della sua storia.

A questo punto chi altri si farà avanti? Se milioni di italiani sono pronti a votare Emanuele Filiberto di Savoia, allora possono candidarsi anche altri personaggi, la cui caratura politica non è alla sua inferiore: penso ad esempio ai rapper Jovanotti e Fedez, i cui tatuaggi dimostrano la loro ricchezza di gusto, eleganza e sobrietà; o alla signora della pubblicità afflitta da incontinenza urinaria, che ha trovato il modo di rimediare alle perdite; o al Gabibbo, che da decenni è sulla cresta dell’onda; e, soprattutto, agli artigiani della qualità di Poltrone&Sofà, i migliori di tutti.

Perché, vi chiederete, ritengo che gli artigiani della qualità di Poltrone&Sofà siano i migliori di tutti? Semplice: loro le poltrone ce le hanno già, e addirittura le vendono a prezzi stracciati (una nuova svendita ogni lunedì, vedere per credere). Invece quelli che vogliono andare al governo adesso, e ancor di più quelli che ancora ci stanno, danno l’impressione di volersela tenere stretta, la poltrona, e per giunta di volerla far pagare a noi.  

A prezzo intero, senza sconti, senza rate e foderata di pelle: la nostra.

Giuseppe Riccardo Festa

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