Chi ce l’ha con papa Francesco?

Una cosa, per quanto riguarda le mie idee, i miei lettori credo l’abbiano capita oramai da un pezzo: io sono laico, di una laicità totale e incondizionata frutto di anni di studio dei testi sacri di cristianesimo, ebraismo e islam, dei loro esegeti e dei loro oppositori, oltre che di accurati approfondimenti nei campi della filosofia, dell’antropologia, della biologia e della fisica.

Non sono quindi in nulla d’accordo con la gerarchia ecclesiastica cattolica e col suo più alto rappresentante, il papa, in tutto ciò che attiene alla sfera del dogmatismo teologico né su loro posizioni, riguardanti ad esempio l’aborto, la pretesa indissolubilità del matrimonio, l’omosessualità, l’eutanasia, la supposta santità del celibato e il sesso fuori dal matrimonio, che vorrebbero imporre vincoli a mio parere illegittimi alla sfera di una libertà che, fra persone adulte, consapevoli e consenzienti, non deve subire censure né limitazioni di sorta.

Ciò però non vuol dire che io mi senta in diritto di mancare di rispetto al papa, alla gerarchia cattolica o, quanto a questo, a chiunque manifesti idee diverse dalle mie. Perfino nei confronti di chi si dice seguace del fascismo (che non è un’idea ma un reato) manifesto sì, una forte opposizione; ma mai scado al livello dell’aggressione verbale e dell’insulto personale e trovo insopportabile chi invece lo fa.

Facebook in particolare, e l’intero web in generale, pullulano di pagine e siti anticlericali e antireligiosi la cui ragion d’essere consiste solo nello sbeffeggiare, nell’insultare e nel denigrare, rabbiosamente e volgarmente, non solo le alte gerarchie ecclesiastiche ma chiunque pratichi una religione, soprattutto se quella religione è la cattolica romana.

Oltre che chiaramente illogico (non puoi negare ai credenti quella libertà di pensiero che giustamente invochi e pretendi per te), un simile atteggiamento si dimostra in più assurdo, ingeneroso e meschino quando si estende ad atti e affermazioni che, non importa da dove giungano, sono comunque oggettivamente condivisibili.

Quando, ad esempio, invoca il rispetto per “l’altro” o si scaglia contro le mafie; quando condanna ogni forma di violenza o invoca il soccorso alle popolazioni colpite da catastrofi naturali; quando fa installare in Vaticano docce e mense per i clochard; e quando dimostrandosi molto più umano che dogmatico promuove il dialogo fra le religioni, bene: per quanto io sia laico, laicissimo, stralaico, questo papa non esito ad applaudirlo.

Ammetto che la mia simpatia verso questo strano pontefice dipende un po’ anche dal fatto che è detestato cordialmente, oltre che dagli odiatori di cui sopra, pure da quella parte conservatrice, bigotta e chiusa del mondo cattolico che applaude chi, ad esempio Meloni e Salvini, si lancia in grottesche quanto inutili crociate pro presepe (che nessuno si sogna di abolire), pro famiglia tradizionale (che i due peraltro non sanno manco dove sta di casa) e anti “invasione” di immigrati (che non è mai esistita).

A rischio di portare acqua al mulino dei suoi detrattori cattolici, non esito dunque a dichiarare che questo papa mi sta spesso simpatico. Mi piace il suo approccio informale, il suo parlare con semplicità e più di cose concrete che di astruserie teologiche, il suo vivere in modo frugale, il soccorso concreto che porta a chi ne ha bisogno, il suo essere sinceramente vicino agli ultimi.

E pazienza se su tante altre cose ci separano anni luce: Sandro Pertini disse chiaro e tondo a Giovanni Paolo II di essere ateo, ma questo non impedì ai due di coltivare una sincera e profonda amicizia.

Non potrà mai succedere, ma se mi capitasse di incontrarlo, io a Francesco gli stringerei la mano e lo ringrazierei per ciò che di concreto fa per combattere la povertà e per la sua lotta senza quartiere contro l’ipocrisia e la religiosità di facciata di tanti suoi correligionari. D’accordo, è contrario a tante cose che per me sono irrinunciabili; e, come se non bastasse, è pure papa.

Ma santo cielo, nessuno è perfetto.

Giuseppe Riccardo Festa

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