Censura? No, grazie. Perfino se riguarda Barbara D’Urso

Tutto ciò che so di Barbara d’Urso lo leggo sui giornali: forse perché sono (o ambisco ad essere) uno spocchioso radical-chic, non ho mai dedicato nemmeno una frazione di secondo ai suoi programmi. Non solo ai suoi, d’altra parte: anche i talk show non fanno per me. Da anni sono arene di contumelie o rampe di lancio di colossali assurdità (a partire dal mitico milione di posti di lavoro promesso da Berlusconi giù giù fino alla cancellazione delle accise garantita da Salvini, passando per “le magnifiche sorti e progressive” assicurate da Renzi), un vocìo confuso dal quale non emergono che parolacce e insulti.

Non fanno per me nemmeno i programmi-spazzatura sul tipo di “Uomini e donne”, “Isola dei famosi (o dei famelici?)”, grandi fratelli più o meno vip. Men che meno, tornando al punto, mi interessano i programmi sul tipo di quello della D’Urso, dichiaratamente orientati a solleticare i più bassi istinti della gente.

Tuttavia non condivido l’iniziativa di chiedere la chiusura di “Pomeriggio 5”, lanciata sui social dopo  che la luminosa D’Urso si è platealmente esibita duettando con Salvini  in una compunta recita dell’“eterno riposo”. Salvini che peraltro, stando a quel che ho letto, si lasciava guidare dalla conduttrice perché sembrava non conoscere il testo di quella pur brevissima orazione. Il che è comprensibile: lui è un esperto di rosari, e “l’eterno riposo” non appartiene a nessuno dei grani di quella corona: sicuramente, dunque, Salvini conoscerà a menadito  il “Pater-Ave-Gloria”, ma non gli si può chiedere di conoscere, che so, anche il “Salve Regina”, il “Credo” e l’ “Atto di dolore” (questo meno di tutti). Comunque lui, com’è nel suo stile, ci si è messo d’impegno e quella preghiera, bene o male, l’ha biascicata. Niente di nuovo, in fondo: sappiamo bene che Salvini è uso a parlare di cose che non conosce: lo fa da anni con la politica, l’economia, l’immigrazione, la Costituzione, l’Europa e un sacco di altre cose.

Tornando al punto, no: non sono d’accordo sulla censura a Barbara D’Urso. Perché di censura si tratta. Recitare platealmente delle preghiere in favore di telecamere è sicuramente una dimostrazione di pessimo gusto come, sempre a “Pomeriggio 5” (così mi dicono), lo è l’esibizione del dolore e altrove lo sbraitare di Sgarbi, lo strillo smodato di Giordano, lo sciorinare in casa De Filippi i cavolacci propri. Ma tutto questo, fino a prova di reato, non legittima la soppressione di un programma.

La censura è una brutta bestia, un serpente che strangola nelle sue spire anche chi, sia pure in buona fede, ha cominciato a servirsene.

Barbara D’Urso continui dunque pure a rivestirsi di luce bugiarda e di bugiardo candore e a riversare sul suo uditorio le sue lacrimucce, il suo sdegno di plastica e la sua religiosità acchiappa audience: meglio D’Urso che la censura. Se proprio si vuole censurarla, non c’è che da fare come faccio io: ignorare l’esistenza, sul telecomando, del tasto col numero 5.

E, pensandoci bene, mica solo di quello: in effetti, guardando al livello medio dell’informazione TV, verrebbe la voglia di ignorarli tutti, i tasti del telecomando. Meno male che c’è il discreto, rassicurante e sorridente Alberto Angela, che mi ispira una preghiera laica:

Angela di Piero, che sei il mio divulgatore, illumina, accudisci, reggi, informa me che ti seguo cenando in cucina. Amen

Giuseppe Riccardo Festa

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