CECILE KYENGE: UN TRISTE AUTOGOL DEL PD

Un vergognoso voto al Senato, con l’’appoggio del PD oltre che di FI, ha negato l’’autorizzazione a procedere contro l’’ineffabile senatore leghista Roberto Calderoli per l’’accusa di istigazione razziale contro Cecile Kyenge, che il sullodato aveva definito “”orango””.

Calderoli, secondo il Senato, ha sì diffamato l’’allora Ministra per le pari opportunità ma nelle sue parole non c’’era ombra di razzismo: l’’insulto rientrava nell’’ambito delle dichiarazioni insindacabili di un parlamentare nell’’esercizio delle sue funzioni.

Troppo evidente è la coincidenza fra questo voto e il ritiro, da parte dello stesso Calderoli, delle migliaia di emendamenti che aveva presentato contro la legge di riforma del Senato, per non indurre anche il più benevolo degli osservatori a pensare a un avvilente scambio di favori. Sappiamo tutti quanto all’’attuale dirigenza del PD sia caro l’’arrivo in porto della riforma per non intravedere il baratto che c’è dietro questo voto.La riforma, così, ha superato uno degli scogli più ardui e, scavalcato anche il voto in Commissione, è ora in discussione nell’’aula del Senato.

Questo voto è l’’ennesima dimostrazione di come la politica, nel nome di un pragmatismo utilitaristico che sfonda ampiamente i limiti del cinismo, possa perdere di vista i valori cui dovrebbe ispirarsi.

Non possiamo che esprimere la massima solidarietà e vicinanza a Cecile Kyenge e capire la sua legittima amarezza, tanto profonda da indurla a meditare di abbandonare il PD, partito che avrebbe dovuto difenderla e che invece ha sacrificato la dignità di essere umano di una sua rappresentante sull’’altare della convenienza e del calcolo.

Se potessimo permetterci di dare un consiglio a Matteo Renzi gli proporremmo di correggere al più presto la miopia politica dalla quale è evidentemente affetto: la sua frenesia di vincere sempre, comunque e ad ogni costo tutte le battaglie parlamentari, badando solo ai risultati immediati, rischia infatti di fargli perdere la guerra sul terreno della credibilità e della moralità.

Ammesso, naturalmente, e non concesso, che la cosa gli interessi.

Giuseppe Riccardo Festa

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