Cariati e suoi annosi problemi. Chi ci pensa?

L’occasione c’è dettata dalle cospicue risorse da spendere con il Recovery Fund

È molto grave quello che è accaduto ieri sul lungomare di Cariati. Per chi scrive è stato ancora più mortificate. 

Cariati è da tempo entrata nel mio cuore e questo sentimento l’ho trasferito con passione a molti miei amici e amiche.

Questo fine settimana alcuni di essi sono stati miei graditi ospiti. Agli stessi parlo di Cariati sempre e non solo in occasione della bella stagione. 

Ho provato un forte dolore a mostrare quello spettacolo raccapricciante della fogna a cielo aperto, davvero da terzo mondo e senza particolari attenuanti. 

Quello che non mi spiego è il grave silenzio manifestato da Palazzo Venneri. Un modo di fare che non riesco a spiegarmi.

Mi sarei aspettato, dinanzi al gravissimo problema, non solo una dichiarazione di scuse per il drammatico espisodio, ma anche una presenza degli amministratori al fianco dei cittadini. 

Il silenzio assordante fa ancora più danni nell’opinione pubblica del problema in se. Occorre in alcuni casi, senza dubbio, anche ammettere limiti e difficoltà di amministrare la cosa pubblica. Mi riferisco in modo particolare alla capacità di gestire le situazioni. 

Nascondere la testa sotto alla sabbia non serve, non ripaga in termini di consenso. Amministrare significa principalmente mettere la faccia nelle variegate situazioni: positive e negative. 

Si avvicina la possibilità di risolvere finalmente a Cariati due gravi e perduranti problemi: rete fognaria e idrica. Sono anni che se ne parla. 

Criticità che limitano di parecchio la funzionalità, anche turistica, del Paese. Qualcuno ci sta già pensando con progetti e studi di fattibilità? 

L’occasione c’è dettata dalle cospicue risorse da spendere con il Recovery Fund. Non facciamoci trovare impreparati. 

Dovremo decidere e farlo bene. Questa volta se non ci riusciremo non avremo di sicuro una seconda possibilità. 

La Giunta Greco ci sta riflettendo? Renda partecipe la comunità. Dia una speranza, ripeto il silenzio non serve! 

Nicola Campoli 

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