Cambio generazionale: miti da sfatare. Occasione da cogliere?

Questo ci si attende se davvero vogliamo capitalizzare il lungo lockdown, costruendo un nuovo Paese

testimone

Il passaggio generazionale nelle imprese di famiglia è un tema sempre di grande interesse, perché riguarda in Italia dal 70 al 90% delle aziende. Inoltre, nei prossimi anni il 33% dei leader aziendali avrà più di 70 anni. Inevitabilmente bisognerà pensarci. 

In queste giornate di post fase 1 prende consistenza l’idea di accompagnare il fenomeno con una guida e dei sussidi da parte del Governo. Una buona  base di partenza. 

Parliamo di provvedimenti mirati che potrebbero agevolare il passaggio, quale punto di forza in un’ottica di rivisitazione delle priorità del nostro Paese.

Stesso discorso riguarda anche la spinta a forme di aggregazione tra aziende, occasioni ulteriormente positive per ridare vigore al sistema imprenditoriale.

In realtà, in un clima possibilmente nuovo sul quale saremo costretti, nostro malgrado, ad affacciarci: il passaggio generazionale è una opportunità, per riflettere su nuovi modelli aziendali e su una carica di energia rinnovata.

D’altronde con l’ingresso delle nuove generazioni si coglierebbero con spirito diverso le sfide della globalizzazione e della digitalizzazione, come anche dell’innovazione e competizione aziendale. 

Dobbiamo ricordare che il passaggio di testimone non avviene mai dall’oggi al domani. Infatti, al piano di successione serve del tempo di maturazione che mediamente prende dai 6/7 anni. Appunto, ci sono degli step che vanno seguiti e rispettati secondo gli accordi del piano. Nulla deve essere lasciato al caso. Pena il fallimento del trapasso. 

Va pianificato difatti un passaggio graduale, dove ci sia una graduale,alternanza dal nuovo al vecchio durante la quale si condividono le,responsabilità, facendo leva sul patrimonio di conoscenze e relazioni,maturate dal predecessore, che devono essere combinate con idee ed energie nuove del successore.

In ultimo, il passaggio generazionale non riguarda esclusivamente le sole imprese familiari, ma interessa anche enti e istituzioni che si trovano prima o poi ad affrontare cambiamenti. Sia chiaro: il fenomeno riguarda davvero un po’ tutti e andrebbe valorizzato se davvero desideriamo passare alla fase 2. Questo ci si attende se davvero vogliamo capitalizzare il lungo lockdown, costruendo un nuovo Paese.

Nicola Campoli

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