Buran, Burioni e i (troppi) don Ferrante

ROBERTO BURIONI

Puntuale il Buran (cui si deve la nostra espressiva parola “buriana”), così come i meteorologi avevano previsto, si è presentato sugli italici lidi dopo il suo lungo viaggio iniziato nelle gelide steppe siberiane.

Qualcuno dirà che i meteorologi ci hanno “azzeccato”, ma l’espressione è la più sbagliata, oltre che ingiusta, che si possa usare. “Ci azzecca” – quando ci azzecca – chi tira a indovinare, e la meteorologia non tira a indovinare: si basa sui dati raccolti da stazioni fisse e da satelliti e su complesse elaborazioni di quei dati. La meteorologia è una scienza, e l’attendibilità delle sue previsioni si basa sull’oggettività delle sue fonti.

Oggettivi sono i dati dei meteorologi, così come lo sono, in un altro campo delle scienze applicate, quelli dei navigatori satellitari, grazie ai quali perfino uno come me, che si perde pure dentro casa sua, è in grado di viaggiare ovunque. Ma quanti sanno che la precisione dei navigatori satellitari è dovuta anche al fatto che tengono conto delle distorsioni previste dalla Teoria della Relatività di Einstein, che dunque è tutt’altro che qualcosa di astratto e remoto ma tocca da vicino la vita quotidiana di noi tutti?

È scienza, non fantasia. La scienza è testata, verificata e poi applicata, in innumerevoli campi della nostra vita quotidiana: dal radar ai motori degli aerei, da Internet al televisore, dal telefonino al forno a microonde.

È dunque difficile capire come sia possibile che tanta gente da una parte fruisca tranquillamente dei frutti della ricerca scientifica e dall’altra, soprattutto nel campo della medicina, la rifiuti e invece di dare agli specialisti del ramo il credito che meritano, si appelli a fantasiose quanto indimostrate costruzioni, ideologiche ma non scientifiche.

Bene ha fatto il Professor Roberto Burioni, paladino della diffusione dei vaccini, a rispondere a muso duro a un giornalista no-vax che voleva dibattere con lui sulla materia: quando lei si sarà laureato in medicina, è stata la replica del professore, e specializzato in virologia e immunologia, potremo discutere; altrimenti lei si siede, mi ascolta, e alla fine mi ringrazia: non ha senso un dibattito alla pari fra persone che non hanno lo stesso grado di conoscenza della materia in discussione.

Paradossalmente, pur se si parla tanto di “meritocrazia”, stiamo invece assistendo a una delegittimazione della professionalità – indotta forse dalla sfiducia nei politici e sicuramente alimentata da un ingiustificato complottismo – che induce tanta gente a ritenere che i professionisti non siano attendibili, che dietro le loro parole ci sia chissà quale tornaconto, e che sia meglio dare retta al Vannoni, o all’astrologo, o al prete esorcista, o al cartomante, o al blogger di turno.

Alessandro Manzoni racconta di don Ferrante, astrologo e pseudoscienziato, che se la rideva delle misure profilattiche attuate a Milano per combattere la famosa peste: erano le congiunzioni astrali, secondo lui e secondo i suoi libri, a causare l’epidemia. Don Ferrante morì di peste prendendosela con Giove e con Saturno, e la sua libreria, racconta Manzoni, finì “sparsa per i muriccioli”: insomma, i rivenditori di libri usati.

Pure, qualche scusante al povero ciarlatano manzoniano possiamo concederla, in considerazione del tempo in cui è vissuto, in cui si bruciavano sul rogo i Giordano Bruno e si condannavano al silenzio i Galileo Galilei. Non hanno attenuanti invece i ciarlatani di oggi, che rifiutano l’evidenza della scienza e si appellano a relazioni di causa-effetto prive di fondamento e a teorie la cui unica base è il passa-parola.

E forse, oltre al passa-parola,  i libri di don Ferrante, che qualche sempliciotto ha recuperato dai muriccioli e, autoinvestendosi di autorità medica, diffonde da Internet imbonendo altri sempliciotti come lui.

 

Giuseppe Riccardo Festa

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