Arriveranno molti soldi. Che si farà?

Dobbiamo riflettere bene come Paese su come impegnare, e in quale direzione, le ingenti somme

Nel frattempo che siamo entrati in fase 2 dell’emergenza sanitaria le trattative in Europa vanno avanti. Si pensa che siamo prossimi a una svolta epocale. Sembra che passi l’idea del contributo a fondo perduto per 500 miliardi. Staremo a vedere.

L’Italia ha ripreso a marciare. Seppure come era immaginabile di problemi ce ne sono abbastanza. Ai ritardi tra cassa integrazione e prestiti bancari, si aggiungono problemi seri per la ripresa di commercianti e artigiani. E volutamente mi fermo qui per non elencare tanti altri operatori economici che certo non se la passano nel migliore dei modi.

Dobbiamo riflettere bene come Paese su come impegnare, e in quale direzione, le ingenti somme che arriveranno dall’Europa. Almeno così si spera. Bisogna anticipare i tempi. Stare fermi nell’attesa è sbagliato. Urge la nuova idea di Paese. Perché pensare di spendere alla cieca sarebbe davvero un crimine che non possiamo acconsentire.

E’ chiaro che il filone delle risorse non potrà disperdersi in mille rivoli. Al contrario, vanno fatte scelte precise che vanno seguite e valutate. Occorre aver presente che non sempre ci siamo distinti in termini di capacità della spesa. Basta guardare al disastro dei cicli della programmazione delle risorse europee per le regioni del Mezzogiorno.

Guai a pensare alle ennesime forme di assistenzialismo. I soldi dovranno servire a creare lavoro e contestualmente a realizzare infrastrutture materiali e immateriali per innalzare il livello di competitività dei territori, avendo un occhio particolare per il Sud Italia.

Il nuovo ossigeno deve andare verso il mondo della produzione. Quella che di fatto crea lavoro. Il mondo delle cosiddette fabbriche. Sapendo, tuttavia, scegliere. Quei settori che hanno una prospettiva e che sono capaci di capitalizzare gli aiuti. Non c’è niente di male che si faccia una selezione delle attività industriali su cui puntare. Non più sussidi a pioggia.

Ricordiamo che se i nostri antenati avessero speso gli aiuti del Piano Marshall in redditi di cittadinanza ed emergenza, non si sarebbe riusciti a fare dell’Italia una grande potenza industriale. Quindi, va recuperato quello spirito e quell’ottimismo del passato. Senza, rischiamo di vedercela molto male.

Nicola Campoli

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