Apriamo i teatri notte notte e giorno

Un segnale di rilancio rivolto alla comunità e un teatro più di prossimità, vicino al pubblico abituale e quello da riconquistare.

Non mi stancherò mai di scriverlo. In qualche modo l’ho già ricordato. Un milione e mezzo di persone sono occupate in Italia nell’industria culturale. 

Macchinisti del cinema, artisti, addetti alle luci, fonici, custodi dei teatri, cassiere delle biglietterie, personale dei circhi e tanti altri. 

Uno svariato numero di persone che da quasi tre mesi per l’emergenza sanitaria sono a casa. 

In attesa di una ripresa che non si sa quando arriverà e come si presenterà. 

Un settore  che già vive una cospicua percentuale di precarietà. 

Siamo tutti più poveri. La cultura è qualcosa che arricchisce sia chi l’alimenta, sia chi ne beneficia, come i consumatori finali. 

Questo quadro complessivo preoccupa molto. È davvero complicato pensare alla ripresa del settore. 

Eppure bisogna fare l’impossibile per riavviarlo, seppure con piccoli e semplici segnali, giusto per lanciare un messaggio di vitalità alla società. 

Certo occorre riflettere su messaggi connaturali al momento e nel rispetto alle norme sanitarie da rispettare. 

Pensavo, ad esempi, ai teatri. Perché non riaprirli notte e giorno senza poltrone. Come erano un tempo in passato. Prendendo gli sgabelli nel foyer.

Assisti così alle prove che a volte sono molto più avvincenti dello spettacolo. Un ingresso popolare per riprendere familiarità con un mondo che merita di essere sostenuto. 

L’idea richiede collaborazione interna tra gli addetti ai lavori. Una rivoluzione per riaccogliere con passione il pubblico. 

Soluzione dal doppio vantaggio. Un segnale di rilancio rivolto alla comunità e un teatro più di prossimità, vicino al pubblico abituale e quello da riconquistare.

Nicola Campoli

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