Amedeo Fusco, calabrese di Scala Coeli, premiato come “Presentatore dell’arte”

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In occasione della 29.ma edizione di “Smitizzare in allegria”, prestigiosa manifestazione culturale siciliana, svoltasi ad Acireale, al Palazzo della Cultura – Museo dei Pupi, è stato premiato come “Presentatore dell’arte” Amedeo Fusco, calabrese di Scala Coeli e ragusano di adozione.

AMEDEO-fusco-3Ecco la motivazione: “Uomo di teatro, attore e regista, si è reinventato in un ruolo completamente nuovo: il presentatore dell’arte. Organizza, promuove e presenta artisti e mostre in un modo assolutamente nuovo, appunto da presentatore, con leggerezza e sentimento. In poco più di un anno la mostra “Punti di vista tour” ha fatto tappa a Roma, Ragusa, Caltanissetta, Battipaglia, Cagliari ed ora ad Orvieto (da domani, 9 luglio, ndr) coinvolgendo oltre 200 artisti internazionali. Il suo slogan è: “idee nuove, sempre nuove”.

Amedeo è una personalità complessa.

A 50 anni suonati è rimasto il “quatrarello” della Scala Coeli di un tempo, di quella a cavallo fra gli anni ‘70 ed ’80 del secolo scorso, quando anche quei borghi, ora deserti, erano animati dalla vita quotidiana di centinaia di persone e, soprattutto, da adolescenti e ragazzi.

Ed eccolo “Amarè”, il figlio di “Grazza” di via Toledo, che trascorre un infanzia grama ma felice, assieme a decine suoi coetanei.

Il padre Gilberto è emigrato in Germania, ma quando ritorna, a Natale e d’estate, è una gran festa.

Chi scrive, ricorda le scorpacciate di sigarette “Privilege” che, senza farcene accorgere (ma era così?) fregavamo a zio Gilberto e poi andavamo a fumare lungo i dirupi del vecchio paese.

Amarè mostra subito un carattere vivacissimo e, ad un certo punto, scopre la musica ed il calcio. Non come primo attore, ma come manager. Lui non sapeva tirare uncalcio ad un pallone che foose uno, a differenza di suo fratello Giuseppe, un vero fenomeno. E cantare, poi, non ne parliamo.

Ma sono cose che gli piacciono, e tanto. Così reinterpreta, giovanissimo (avrà avuto 12 o 13 anni) il ruolo di DJ nella storica Radio Scala Coeli.

Ed organizza tornei di calcio in oni salsa.

Ma tutto sta stretto ad Amarè, anche quell’ambiente che ama smisuratamente.

Lui vuole evadere, vuole viaggiare, ed al diavolo gli studi.

Se ne va in giro per il mondo ed ogni tanto ritorna al borgo da cui, idealmente, non s’è mai allontanato.

Ad un certo punto si dà pure alla politica, ed il “comunista” Amarè diventa segretario della FIGC.

Assieme agli amici di Scala forma il gruppo GIS (Guiventù Italiana Sveglia) che ricorda una nota marca di gelati allora invga nei due o tre bar del paese.

Casa sua, in pieno centro storico, diventa il rifugggio di tanti ragazzi. Specialmente di notte, quando ci abbuffavamo di ogni ben di Dio e di quella strana carbonara che cucinava Franco, il fratello maggiore di Amarè.

Lui, Amarè, stonato come la campana della Chiesa del Carmine, se ne va in giro a cantare a squarciagola “Io vagabondo che son io, vagabondo che non sono altro…..” .

Poi la decisione: andare, ma questa volta per davvero, via.

Ed eccolo a Roma, Firenze, Bologna, e poi in tutta Europa.

Cominciano i primi lavori tetrali, i “corti” di Thalia, ed arrivano i primi riconoscimenti, importanti, per i suoimonolghi.

L’amore lo porta in Sicilia, a Ragusa, e la vita lo sottopone ad una prova durissima: dopo gli amati genitori, perde la giovane moglie e deve ricominciare col figlio Gilberto. Punto e a capo.

Amarè, trafitto dal dolore, ma risale la china, e si reinvemta giorno dopo giorno questo furetto che chi scrive chiamava il “Paolo Rossi (l’attore, beninteso) di Scala Coeli”.

Garbato, ironico, pungente, beffardo, mai irascibile, ha una risata talmente sonora da conquistare ciascuno. Eppure non riesci mai a capire quando, invece, vuole prenderti per i fondelli e ridere anche di te, che forse non hai capito un accidente della vita.

Ora è affermato attore e regista di teatro, poeta, promotore dell’arte, talent scout, organizzatore d’eventi.  Partecipa, organizza e realizza eventi in tutta Italia e all’estero e da qualche anno sta contribuendo fortemente alla vita culturale di Ragusa.

Negli anni ha ideato manifestazioni ed eventi unici nel loro genere, come “Notti al Castello” di Donnafugata (RG); “L’arte cerca la gente”; “Thalìa Festival” (il primo festival di corti teatrali). Ha ricoperto il ruolo di direttore del Padiglione Immagine Italia in occasione del XXI Art Fair di Istanbul, ha composto numeroseopere teatrali ed è stato autore di testi per la trasmissione “Casa Castagna” su Canale 5; ha pubblicato due volumi, “Così… sì!” del 1995 e “Scritti ad alta voce” del 2000; è stato capocomico delle compagnie teatrali “Gruppo G.I.S”, “La Nave”, “Afalos”, “Amedeo Fusco Group”; ha organizzato mostre ai quali hanno preso parte artisti del calibro di Franco Battiato, Paolo Conte, Dario Fo, Toni Esposito, Gino Paoli, Turi Sottile, Ennio Calabria, Silvano Braido, Lucio Morando, Sergio Cimbali, Annalisa Cavallo, Donata Scucces, Aldo Turchiaro, Arturo Di Modica, Arturo Barbante, Lillo Messina, Piero Guccione, Pino Reggiani, Giuseppe Colombo e moltissimi altri nomi del panorama artistico nazionale ed internazionale.

Per dircela tutta, ecco un altro talento che per esprimersi ha dovuto lasciare la terra ove ritorna quando può e come può, ma sempre volentieri, tanto che la casetta paterna, abbarbicata sulla spoglia collina ed affacciata sulla “timpa”, l’ha completamente restaurata con grazia ed amore assoluti.

Di Amarè, piace ricordare quello degli esordi, il ragazzino che faceva baldoria e che pure profettizava: “Ognuno può in qualche/ modo intravedere/ lo spazio che lui libero/ ha lasciato e che tu/ hai avuto la fortuna/ (o sfortuna)/ di intravedere…………”

 

 

 

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